L'Osservatore Romano traccia un bilancio della visita di Benedetto XVI al Tempio Maggiore di Roma, e osserva, “bisogna essere consapevoli che nemmeno dopo l'apertura di tutti gli archivi disponibili vi sarà accordo sul suo atteggiamento di fronte alla Shoah, perché aperto resterà, ovviamente e legittimamente, il campo delle interpretazioni storiche. Ma è importante il clima di rispetto reciproco che si è respirato anche su questo tema, mentre si va allargando e stabilizzando il consenso storiografico sulla scelta lucida e sofferta di carità silenziosa compiuta dal Papa e dalla sua Chiesa nel contesto della seconda guerra mondiale”. MARCO TOSATTI “Un momento di grazia”. Così – utilizzando le stesse parole del Papa – il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, definisce la visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma. “Lo si è percepito – si legge nell’editoriale - dall'emozione del Papa quando ha reso onore ai deportati della Shoah e alle vittime del terrorismo antiebraico, dalle lacrime di quanti ne hanno sofferto le conseguenze, dall'orgoglio e dalla gioia commossa di anziani ebrei romani che hanno stretto la mano del vescovo della loro città, dai canti possenti che si sono levati nel Tempio maggiore, dalle presenze numerose e significative di rappresentanti giunti da Israele e da tutto il mondo ebraico, dagli applausi che hanno interrotto per ben nove volte il discorso di Benedetto XVI”. Per l’Osservatore, “l'incontro è stato un ulteriore e importante passo avanti nel cammino che cattolici ed ebrei stanno percorrendo insieme: ulteriore perché è stato l'ennesimo momento di una storia molto lunga; importante perché è stato coraggioso e franco nel dichiarare tutte le difficoltà”. “Preceduta da bagliori polemici”, si legge ancora nell’articolo, “la visita ha invece mostrato come decisa sia la comune volontà di affrontare le questioni aperte nel rapporto tra ebrei e cattolici”. “Spesso i contrasti sono il frutto di enfatizzazioni mediatiche”, denuncia il direttore del quotidiano della Santa Sede, che prosegue: “Irresponsabili o strumentali, queste operazioni sono prive di reale consistenza, ma hanno acceso fuochi di paglia rischiosi, se non altro nel presentare all'opinione pubblica un quadro deformato e lontano dalla realtà”. “Esempio emblematico” di tutto ciò, il “nodo” costituito da Pio XII. Per Vian, “bisogna essere consapevoli che nemmeno dopo l'apertura di tutti gli archivi disponibili vi sarà accordo sul suo atteggiamento di fronte alla Shoah, perché aperto resterà, ovviamente e legittimamente, il campo delle interpretazioni storiche. Ma è importante il clima di rispetto reciproco che si è respirato anche su questo tema, mentre si va allargando e stabilizzando il consenso storiografico sulla scelta lucida e sofferta di carità silenziosa compiuta dal Papa e dalla sua Chiesa nel contesto della seconda guerra mondiale”. Di qui l’auspicio di “andare avanti, con pazienza e coraggio, cercando di comprendere le rispettive sensibilità per non ferirle e perpetuare in questo modo diffidenze che derivano principalmente dal non conoscersi”. A partire dalla consapevolezza, conclude Vian, che “ciò che unisce ebrei e cattolici è molto di più di quello che li divide”.  |