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Nella rubrica "nascosto e rivelato" e ne "la vita dopo la vita " vari articoli sul tema

Le lettere parlanti


 

LE LETTERE PARLANTI
Si tratta di far parlare ciascuna lettera che, scritta con i caratteri rabbino-quadrati, ha conservato traccia grafica dell’immagine o azione che l’ha originata.
Guardo così le parole ebraiche, indipendentemente dal loro significato, anche come rebus da aprire con le immagini espressive delle lettere.
Ho raccolto in schede le tracce che mi hanno portato a definire gli specifici significati, da usare nella decriptazione per le lettere parlanti, descritti con una rosa di parole attinenti al concetto sotteso dal disegno.

Di queste schede, complete in altro capitolo, riporto di seguito la rosa delle parole che descrivono il significato di ciascuna lettera e, nel riportarla, indico i significati base e traslati:

- in grassetto le traduzioni che uso con maggior frequenza;
- con scrittura "normale" quelle d’uso poco frequente;
- tra "apici" quelle d’uso raro.

- La lettera ‘alef - numerale n. 1

      Base: origine, uno, unico, inizio, primo.
      Traslati: Unigenito, Unico, primogenito, "capo" (quale primo).

- La lettera bèt - numerale n. 2

      Base: casa, abitare, dentro-intimo, tenda, "luogo-posto".
      Traslati: Famiglia, "Tempio".

- La lettera ghimel - numerale n. 3

      Base: camminare, scorrere, muovere, "passo", "scappare".
      Traslati: il cammino.

- La lettera dalet - numerale n. 4

      Base: porta, sbarrare, "bloccato", mano, battere.
      Traslati: aiuto (dare una mano), "proteggere".

- La lettera hè - numerale n. 5

      Base: campo, aperto, entrare, uscire, fuori.
      Traslati: "apertura", "larghezza", "ampiezza", mondo.

- La lettera wàw - numerale n. 6

      Base: recare-portare-condurre, bastone-asta-"bastonare".
      Traslati: "servo", "parola" (in egiziano).

- La lettera zàjin - numerale n. 7

      Base: arma, colpire, attrezzo, questo, "tagliare".
      Traslati: "membro", "ferito", "sgozzato".

- La lettera hèt - numerale n. 8

      Base: chiuso, tomba, prigione, stretto/i, assemblea.
      Traslati: chiusi, nascosti (impauriti).

- La lettera tèt - numerale n. 9

      Base: cuore, "pozzo", "sigillato", "utero".
      Traslati: carità, bontà, amore, "bellezza".

- La lettera jod - numerale n. 10

      Base: essere, stare, forza, esistenza, essenza.
      Traslati: l’Essere, Iah-wèh.

- La lettera Kàf - numerale n. 20 (a fine parola - numerale n. 500)

      Base: vaso, coppa, piano, piatto, mano aperta.
      Traslati: liscio, retto, rettitudine.

- La lettera lamed - numerale n. 30

      Base: potere, serpente, potente, guizzare, "lingua".
      Traslati: il Potente.

- La lettera Mèm - numerale n. 40 (a fine parola - numerale n. 600)

      Base: vita, vivere, madre, acqua, matrice.
      Traslati: Vivente.

- La lettera nùn - numerale n. 50 (a fine parola - numerale n. 700)

      Base: energia, promanare-emanazione-emettere, inviato.
      Traslati: angelo, apostolo.

- La lettera Samek - numerale n. 60

      Base: avvolgere, riempire, foro, cerchio, buco.
      Traslati: pienezza, luna piena.

- La lettera ‘ajin - numerale n. 70

      Base: azione, vedere, sentire.
      Traslati: agire, "operare", atto.

- La lettera pè - numerale n. 80 (a fine parola - numerale n. 800)

      Base: bocca, soffiare, faccia, parlare, apertura.
      Traslati: Verbo, parola, soffio, Volto.

- La lettera sade - numerale n. 90 (a fine parola - numerale n. 900)

      Base: salire, discendere, su, giù, "veder salire".
      Traslati: alzarsi, abbassarsi.

- La lettera qòf - numerale n. 100

      Base: Rovesciare, versare, abbattere, curvo.
      Traslati: "occidente", "occipite", "nuca", "didietro", "sedere".

- La lettera resh - numerale n. 200

      Base: testa, mente, "l’individuo".
      Traslati: il corpo, il popolo, , "l’uomo".

- Le lettere S’in e Shìn - numerale n. 300

      Base: luce, fuoco, bruciare, scintilla, sole, sorgere.
      Traslati: risorgere, risurrezione.

-La lettera taw - numerale n. 400

      Base: segno, confine, fine, termine.
      Traslati: croce, , ultimo-completo-tutto.

Per la decriptazione non è necessario aver studiato l’ebraico; basta dotarsi d’un vocabolario.
Associando la rosa dei significati che ho indicato per le lettere, le parole ebraiche (riconducibili generalmente a radicali di 3 lettere) s’aprono discorsi sensati attinenti al concetto o all’oggetto che sottendono, aiutando ad approfondirne il senso.
Le parole ebraiche (od aramaiche) sono da scrivere senza i segni relativi alla vocalizzazione o puntature portandole a nudo.
M’avvicino, così, alla parola non come un ente fonetico, che fa attingere dalla memoria un concetto grazie alla convenzione linguistica adottata, ma come un disegno, tipo geroglifico.

Chiarisco come applico le lettere parlanti con due esempi:

Primo esempio:
Riporto 5 letture del Tetragramma sacro, vale a dire delle 4 lettere della parola Iahwèh che indica il Nome di Dio e che si leggono da destra a sinistra:


- Sarà ad uscire , si porterà nel mondo .

- Sarà dal mondo a portarci fuori .
(La Yod è come una mano che si chiude, ma non prende nulla; perciò forza.)

- Una mano chiusa si apre per portarsi ad un’altra aperta .
(Vale a dire dà una mano, com’è insito nella parola Eterno "vedo una mano ".)

- Forza che fuori ci porterà dal mondo .

- Forza che da un campo ci porta ad un (altro) campo .

Le 4 lettere del nome di Dio dagli ebrei non sono mai pronunciate; per leggere tale nome nelle preghiere è usata la parola "a-do-nai" - il mio Signore - altrimenti semplicemente "ha-shem" - il Nome.
Oggi la corretta pronuncia del Tetragramma si dice dimenticata, ma era usata nel Tempio durante la benedizione sacerdotale e dal Gran Sacerdote nel rituale dello Jom Kippur.
I rabbini lo insegnavano ai loro studenti più grandi una volta ogni sette anni e li ammonivano, perché se ne avessero fatto un uso pubblico sarebbero stati puniti con la perdita del mondo a venire.
Per la cabbalah il Tetragramma è lo "Shem havayah", cioè il "Nome che fonda l’esistenza".
I maestri del Talmud insegnano che combinate le 4 consonanti permettono di scrivere = hwh, = hyh, = yhh, ossia howeh, il passato, hayah il presente e il futuro yeheh.
Il Tetragramma si potrebbe tradurre con essere stato, essere e sarò.
Non è perciò un nome come lo intendiamo generalmente, ma un descrivere una sua attitudine dinamica che noi possiamo captare, cioè la Sua apertura nella creazione alle tre dimensioni e al tempo: l’Essere che permane nel tempo che scorre.
Il Tetragramma, colui che è in ogni tempo, è Dio, l’Eterno che entra nella storia, ben tratteggiato dalla lettura dei segni.
Un pensiero di Aharon Berekyah Modena, da "Il transito dello Yabbok", fa comprendere com’è radicato nell’immaginario ebraico che le lettere vivano di vita individuale ed evochino immagini. Per questo si dà sepoltura al morto, perché la polvere inferiore è l’ultima he, mentre quella superiore è la he superna, e l’uomo è rappresentato dalla waw mediana racchiusa tra le due lettere ; questa è l’unificazione superna.
Cioè: "l’Essere dal mondo (campo aperto) conduce al giardino (campo aperto)"; è la lettura criptata del Nome .
Ovunque si trovi Jhwh nelle scritture, lì s’intende la misericordia divina, ma ove si trovi la parola Elohim, lì s’intende la qualità della giustizia. (Berschit Rabba 23, 8,1)

Secondo esempio:
Leggo le lettere della parola Pesah = Pasqua .
Nella mente, scattano i significati delle lettere e le varie possibili letture:

  Bocca, apertura, parlare.
  Pienezza, cerchio, avvolgere, riempire.
  Stretto, chiuso, tomba, prigione.

- si parla in cerchio stretti: una riunione;
- si apre il cerchio chiuso: liberazione;
- aprire la pietra rotonda della tomba: risurrezione;
- parlare in cerchio in assemblea (luogo chiuso): l'hagaddah;
- bocca riempire in assemblea: la cena sacra;
- si parla con piena in assemblea: la luna è piena.

Nel libro "Il segreto dell'alfabeto ebraico" di Daniela Saghi Abravanel (Ed. Ebraiche Mamash) si trova che:

"Le lettere dell'alfabeto ebraico descrivono già con il loro milùy, la grafia scritta per esteso, il messaggio inerente a ciascuna.
La parola àlef, infatti, allude all'essenza stessa della prima lettera dell'alfabeto. È composta dalle tre consonanti:

= a = àlef (la Divinità);
= l = lamed (composta da consonanti che formano la parola insegnamento);
= p = pe (bocca), che alludono ai concetti

La a = la Divinità, l = insegna, tramite la p = la bocca, cioè l'oralità."

È molto vicino a come leggo con i significati del metodo:

= a = àlef = l'Origine, il Primo
= l = lamed = con potenza
= p = pe = parla.

Oppure, spezzando la parola àlef = Dio parla.

Con tali lettere parlanti mi sono avvicinato a decriptare interi versetti e poi insiemi di versetti.
Nello spezzare Capitoli della Toràh con i geroglifici e la lettura per lettere sono restato sorpreso della ricchezza che si dischiude che fa sentire più vicini al pensiero induttore.
Mi resi conto che se a questo sogno che sviluppavo volevo dare una veste di realtà in modo che almeno a livello enigmistico avesse valore dovevo darmi delle regole.
Doveva sempre sussistere, onde poi si potesse riverificare, la regola della corrispondenza biunivoca, cioè la possibilità che dal testo decriptato, applicando le regole, si potesse ritornare ai segni ebraici che hanno originato la decriptazione.
Queste regole, che dovevano essere poche e non inventate, le trovai legate alla struttura storica del testo.
Volendo procedere in regime di qualità fissai nel ‘97 queste regole che ho riportate nel successivo capitolo e che non trasgredisco mai.

REGOLE DI LETTURA DEL CRIPTATO BIBLICO
Chi inizia una traduzione per decriptazione delle Sacre Scritture del testo del canone ebraico, ovviamente, da per postulato che:

A - esiste un testo nascosto;
B - la criptatura fu attuata con metodo standardizzato;
C - nel testo, oltre le parole che portano a quello esterno, vi sono tracce per individuare il testo nascosto.

Le regole per la lettura del criptato biblico, che definisco scrutatio e dedotte nel corso del lavoro, sono:

I) La prima regola è rivolgere il pensiero a Dio, al Verbo Suo Figlio, ed alla storia della salvezza.

Ciò è in linea con il loghion:

Scrutate le scritture … mi rendono testimonianza.

È un rivolgersi ad oriente, come dicevano i Padri; è quindi una scutatio del testo sacro alla ricerca del Cristo, il soggetto di cui parlano i segni da leggere.
L’ambito è quello teologico-profetico della storia d'Israele. Altre letture sono arbitrarie, perché il testo sarebbe distorto.
Il fatto che ci sia la restrizione del soggetto consente la vita del secondo testo, altrimenti ve ne sarebbero infiniti.

Ricordo che Nachmanide dice:

"Noi possediamo una tradizione autentica secondo cui la Toràh è formata dai Nomi di Dio, le parole che vi leggiamo possono essere infatti anche suddivise in modo completamente diverso, componendo Nomi…"

Il Talmud insegna:

"Sette cose furono create prima della creazione del mondo: la Toràh … il trono della gloria … e il nome del Messia."

San Paolo nella lettera ai Filippesi al proposito dice:

"Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il Nome che è al disopra di ogni altro nome; perché nel Nome di Gesù…" (Fil 2,9)

Il Catechismo della Chiesa Cattolica n° 102 insegna:

"Dio attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente."

Circa la mistica dei Nomi di Dio anche l'antico esoterismo pre-cabbalistico conosceva il nesso tra i Nomi di Dio e le luci di fuoco; in un testo che si collega a tal esoterismo, l'Alfabeto di Rabbi Aqiva si legge:

"Dio siede sopra un trono di fuoco, e attorno a Lui stanno come colonne di fuoco i Nomi impronunciabili - shemot meforashim."

Dice anche Gershom Scholem nel libro "Il Nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio" (Adelphi - 1998):

"Colleghi di Nachmanide, nel centro cabbalistico di Gerona, conclusero che i cinque libri della Toràh sono il Nome del Santo che Egli sia lodato. Per i cabbalisti Dio è al tempo stesso il nome più breve e quello più lungo. Il più breve, perché già ogni singola lettera costituisce di per se un nome. Il più lungo, perché esso si esprime nell'intera Toràh come ciò che tutta l'abbraccia."

Associando tutto ciò, se ne ricava che il Nome di cui parla Nachmanide è quello di cui parla S. Paolo, cioè quello del Messia; in definitiva tutto nella Bibbia si riferisce e va riferito a quel Nome.

Ricordo il detto ebraico: quando entra la luce esce il mistero.

Per la gimatria luce e mistero hanno stesso valore, infatti:

= (= 200) + (= 6) + (= 1) = 207
= (= 7) + (= 200) = 207


La luce si può leggere:

l’Unigenito si porterà nel corpo; solo con quest’idea nella mente si capirà tutto!

II) Le parole ebraiche dei versetti del testo biblico vanno scritte senza segni aggiuntivi.

Così com'era il testo prima delle segnature portate nel VI-VII sec. d. C.:

- senza quelli di vocalizzazione (qamès, patah, shewà, quibbus, soegol, hireq, hòlem, sùrèq, séré);
- senza quelli di raddoppio, daghèsh;
- senza quelli di finali, mappiq.

III) Le s'in e shìn si riducono all'unica lettera .
Nei poemi alfabetici è infatti riportato un solo versetto per le due lettere predette (Vedi ad es. Pr 31,10-31) che indicano anche lo stesso numerale 300; ciò conferma che ciò che interessava è il disegno e non la sua fonetica.

IV) Le 22 lettere ebraiche sono segni leggibili anche come pittogrammi, ciascuna separata dalle altre.

I significati sono già stati indicati nel primo capitolo e le relative schede vengono riportate successivamente.

V) La lettura che si può fare con i soli segni è lo sfondo su cui è da leggere il messaggio.

Chiarisco con un esempio:

L'inizio e la fine del versetto sono le sponde d’un corso d'acqua da passare a guado; queste sponde s’inseriscono in un discorso-percorso e l'arrivo e la partenza debbono essere congruenti.
La lettura con i segni singoli è come acqua che scorre da monte a valle ma, per il postulato (C), chi scrisse il criptato ha lasciato tracce scegliendo in modo opportuno le parole; queste sono le pietre sulle quali altri sono riusciti a guadare.
Si tratta di trovare queste tracce, vale a dire parole:

a) già intere nel testo ebraico esterno;
b) come a), ma cambiando la vocalizzazione, quindi con significato diverso di quello del testo esterno;
c) che si possono ottenere per unione di due o più segni contigui che forniscano un concetto, un verbo, un sostantivo, od altro in ebraico o che si trovino nella stessa parola d'origine sia con i segni di fine d’una parola e d’inizio della successiva formando parole nuove.

Queste parole sono le pietre su cui poggiare il percorso da seguire nel guado per arrivare all'altra sponda del percorso pre-tracciato.

Riporto la traduzione d’un versetto chiarificatore, Zc2,11:

"A Sion mettiti in salvo, tu che abiti ancora con la figlia di Babilonia."


(Vicino ad ogni parola tradotta indico il segno che l’ha evocata.)

"Fuori si porta . È sceso l'Essere recandosi con energia fuori alle acque , il potente Cuore dell'Essere si è portato con la luce in casa confinato dentro completamente dentro dentro guizza ."

Il significato con la traduzione segno per segno in genere è sufficientemente raggiunto, ma per far calare il discorso nella tradizione delle letture profetiche di superficie ed avvicinarlo al pensiero di chi l'ha scritto cerco le parole traccia che l'autore ha lasciato, delle quali ho fornito involontariamente dei predicati.
Ho indicato con sottolineatura possibili parole, pietre del guado:

1 tipo c: l'Essere recando l'energia fuori = la colomba ;

2 tipo a: si è portato con la luce in casa = ha abitato ;
(è portata una luce dentro; è segno che la casa è abitata!)

3 tipo c: confinato dentro completamente = l'arca ;

4 tipo c: dentro dentro = nell'intimo .

Ora, le possiamo sostituire a quei predicati:

"Fuori si porta . È scesa la colomba alle acque , il potente Cuore dell'Essere che ha abitato l'arca nell'intimo (gli) guizza ."

Poi, lascio solo l'indicazione delle parole traccia:

"Fuori si porta. È scesa la colomba alle acque, il potente Cuore dall'Essere che ha abitato l'arca nell'intimo gli guizza."