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Lettere aperte e ricordi di gente comune

 

Il numero 137

 

IL NUMERO 137

Come già saprete, uno dei grandi vantaggi della Cabalà è quello di riuscire mostrare la compatibilità tra la visione tradizionale religiosa del mondo e la comprensione che di esso ne ha la scienza. Nessun altro sistema di pensiero spirituale o corpo d’insegnamenti mistici arriva a tanto. La Cabalà, infatti, si occupa in profondità di numeri, di rapporti simmetrici e qualitativi tra quantità numeriche; la Cabalà indaga i risvolti e le implicazioni metafisiche della matematica, trovando nella Torà i loro corrispettivi. Nella scienza attuale si sta dando una grand’enfasi sullo studio della cosmogonia, o della nascita del mondo. Una delle più importanti sezioni della Cabalà, il "maassè bereshit" o "l’opera della creazione", tratta nei dettagli le varie fasi dei complessi processi tramite i quali l’universo e la vita sono venuti all’esistenza.

In particolare, tra tutti i vari settori della scienza, quello che si sta avvicinando a passi sempre più rapidi alla scoperta della verità d’alcune affermazioni della mistica e dell’esoterismo, è la fisica delle particelle sub-atomiche. In generale ci siamo occupati di quest’argomento nel saggio "Cabalà e Scienza", pubblicato nel fascicolo "Il Messia, mito o realtà?". In particolare in quest’articolo vorremmo però ritornare sulla questione del numero 137, e sulle sue incredibili proprietà. Per dare un’idea di quanto esso significhi nel campo della fisica atomica riportiamo un brano tratto dal recente libro "La particella di D-o", scritto da Leon Lederman, e pubblicato da Mondadori.

A pag. 32 l’autore, premio Nobel per la fisica nel 1988, e direttore del Fermilab, il più grande acceleratore di particelle degli Stati Uniti, racconta di come per un certo periodo avesse abitato in una casa il cui numero civico era 137. In realtà era stato lui stesso a scegliere di mettere quel numero sulla sua casa, dato che si trattava di una fattoria isolata in campagna. Così continua:

" Fu Richard Feynman, infatti, a suggerire che tutti i fisici affiggessero una targhetta nei loro uffici e nelle loro abitazioni per ricordarci di quanto poco sappiamo. Sulla targhetta non ci sarebbe stato altro che questo: 137. Ora, 137 è l’inverso di una cosa chiamata "costante di struttura fine". Questo numero è in relazione con la probabilità che un elettrone possa emettere o assorbire un fotone. La costante di struttura fine risponde anche al nome di costante alfa, e corrisponde al quadrato della carica dell’elettrone diviso per la velocità della luce moltiplicato per la costante di Planck. L’unico significato di tale sproloquio è che questo numero, 137, contiene l’essenziale dell’elettromagnetismo (l’elettrone), della relatività (la velocità della luce) e della teoria dei quanti (la costante di Planck). Sarebbe meno sconvolgente se il rapporto tra tutti questi importanti concetti risultasse pari a 1 o a 3 o, forse, ad un multiplo di p greco. Ma 137?

La cosa più notevole a proposito di questo notevole numero è che esso è privo di dimensioni... Molti numeri si presentano con dimensioni. Ma risulta che, quando si combinano tutte le quantità che costituiscono la costante di struttura fine, tutte le unità si cancellano! 137 si presenta da solo; si presenta ovunque in tutta la sua spoglia nudità. Ciò significa che gli scienziati di Marte o del 14° pianeta della stella Sirio, usando qualsiasi accidente d’unità per la carica e la velocità e la loro versione della costante di Planck, otterrebbero sempre 137. Si tratta di un numero puro.

I fisici si sono scervellati sul numero 137 per gli ultimi 50 anni. Werner Heisenberg (a cui dobbiamo il famoso "Principio d’indeterminazione", uno dei pilastri della fisica quantistica) (n.d.r.) affermò una volta che tutti i dilemmi della meccanica quantistica si sarebbero risolti non appena si fosse finalmente spiegato il 137... Un altro scienziato, Wolfang Pauli, era ossessionato dal 137, e passava innumerevoli ore a meditare sul suo significato. "

    Ora, nonostante la sua grande preparazione come scienziato, il nostro autore non fa certo un buon servizio alla sua identità d’appartenenza. Leon Lederman è, infatti, ebreo come tanti altri fisici famosi, anche se lo dice, indirettamente, solo circa a metà libro (che tra l’altro consigliamo a tutti i nostri lettori). Se avesse una benché minima infarinatura di sapienza cabalistica saprebbe che 137 è il valore numerico della parola Cabalà (Quf-Beit-Lamed-Hey = 100-2-30-5). Si tenga presente che, spiegato in termini un tantino più semplici da capire, 137 è il rapporto tra la velocità della luce e quella dell’elettrone in orbita intorno al nucleo dell’atomo d’idrogeno. O meglio, esso governa il legame che c’è tra materia e luce. Riflettete bene su tutto ciò. La luce è il fenomeno che meglio rappresenta l’energia allo stato puro. Infatti, il fotone, che è il vettore dell’energia elettromagnetica, di cui la luce è uno degli aspetti, possiede una massa eguale a zero, cioè è del tutto immateriale. Dall’altra parte sta l’elettrone, che è la più stabile e comune tra tutte le particelle leggere (leptoni) di cui è fatta la materia. Abbiamo dunque due opposti: energia e materia, luce e oscurità, e in mezzo ad essi ci sta il numero 137, la parola Cabalà, che significa "corrispondenza", "parallelismo". Come ha fatto notare Leon Lederman nel brano riportato prima, 137 è un numero puro, cioè non dipende dalle unità di misura utilizzate. È quindi un numero universale.

Per fare capire meglio questo fatto facciamo un esempio. Sappiamo che la velocità della luce è di circa 300.000 km al secondo. Se volessimo capire questo numero, utilizzando le tecniche cabalistiche, ci troveremmo di fronte a due problemi. Il primo è che la cifra non è esatta, ma approssimata; il secondo è che se misurassimo la velocità in cm. all’ora, o in miglia al giorno, o in qualsiasi altra unità di misura, avremmo sempre dei numeri diversi. Dunque, la loro interpretazione sarebbe relativa al sistema di misurazione utilizzato. Ma non così per il numero 137, che oltre ad essere un numero puro è anche un numero esatto, cioè non ha decimali. Ecco la grandezza della Cabalà! In essa sono contenute le chiavi per avvicinare e comprendere i fenomeni più disparati, sia quelli provenienti dal mondo sacro che quelli presenti nel mondo profano.

    Studiando più da vicino il numero 137 scopriamo che è un numero primo, cioè non è divisibile se non per se stesso e per l’unità. Questa classe di numeri rappresenta il segreto dell’individualità e dell’unicità. Se lo riduciamo, cioè se sommiamo tutte le sue cifre, otteniamo 11 (1 + 3 + 7). 11 è il numero che rappresenta la sefirà Da’at, l’undicesima, la più misteriosa. Eppure essa svolge un ruolo essenziale nell’Albero della Vita, in quanto le spetta il compito di unificare le tre Sefirot superiori (Keter, Chokhmà e Binà), come pure quello di unificare queste tre Sefirot con le sette inferiori. In termini umani, Da’at ha il compito di unificare tra di loro le varie modalità di pensiero di cui è capace la mente umana, sia nel loro aspetto intuitivo sia razionale. Inoltre, Da’at, si incarica di legare tutto ciò col sentimento. Come si vede, si tratta di un ruolo estremamente delicato ed essenziale. Purtroppo, Da’at è stata la sefirà che ha subito il peggiore dei danni con il peccato d’Adamo e con tutti gli errori successivamente accumulati. D’altro canto, essa costituisce l’ultima e più importante tappa del processo di rettificazione e di riparazione dell’umanità. Inoltre, il numero 11 rappresenta anche il segno dell’Aquario, poiché esso è all’undicesimo posto nello Zodiaco. E dato che ci troviamo nell’età dell’Aquario, ciò significa che abbiamo ora la più grande ed importante delle opportunità finora mai avute di compiere quella rettificazione, restituendo l’Albero della Vita alla sua unità primaria, e ritornando allo stato posseduto da Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden.

    Se riduciamo ulteriormente l’11 otteniamo 2 (1 + 1), il valore della Beit, la prima lettera della Torà, che rappresenta la dualità di fondo, da cui tutto ha avuto esistenza. E la Cabalà è l’unica via sicura ed efficace per scoprire come tale dualità non sia un abisso insormontabile, ma sia una polarità che può essere riconciliata. La Cabalà ci insegna tutta una serie di tecniche e di conoscenze atte a scoprire e vivere la corrispondenza tra gli opposti, a trasformare la loro conflittualità in complementarità. Infine, il numero 137 rappresenta un’immagine completa dell’Albero della Vita. Infatti, 100 sta ad indicare il livello di Keter, 30 il livello di Chokhmà, Binà e Da’at (Chabad) le tre sefirot superiori, chiamate anche "i cervelli", e 7 le restanti sette Sefirot inferiori, da Chesed a Malkhut. Abbiamo così l’Albero completo di tutte le sue luci.

    Sempre rimanendo nel campo della scienza, in un altro libro di fisica abbiamo trovato un nuovo interessante particolare. Si tratta di un testo chiamato "Einstein aveva ragione, D-o non gioca a dadi". L'autore, Walter Cassani è uno scienziato italiano "alternativo". Cassani fa parte di un gruppo di fisici che osa porre in discussione il cosiddetto ‘modello standard’, che attualmente spiega la creazione come avente avuto inizio dal big bang. Nel suo libro il Cassani mostra una grande creatività e originalità, e dice di essere riuscito ad unificare relatività e quantistica. Egli concepisce una ‘teoria ondulatoria del campo’, che a sua detta risolve quasi tutti gli enigmi della fisica classica, e ne corregge le sviste e i preconcetti. Ad esempio, egli non crede nell’esistenza dei ‘buchi neri’, e dà una diversa interpretazione dello ‘red shift’, cioè dello spostamento verso il rosso delle righe spettrali della luce proveniente dalle stelle più lontane.

    A proposito della costante di struttura fine, il 137, Cassani spiega che si tratta di un numero intero perché corrisponde al numero d’onde di forma che l’elettrone stabilisce nel suo oscillare intorno al nucleo. Egli dice anche che tale numero però può variare tra 136 e 138, pur se mediamente rimane 137. Niente paura, la Cabalà ha già una spiegazione pronta anche per questi due numeri: 136 è la parola "voce", kol (Quf - Vav - Lamed). Com’è noto la voce si propaga tramite delle onde. 138 è invece la parola "particella", chelek (Cheit - Lamed - Quf), che significa appunto "pezzettino di materia". Si tratta dello stesso nome che nell’ebraico moderno viene utilizzato per chiamare le particelle nucleari! Dunque da una parte abbiamo l’onda e dall’altra la particella: i due aspetti della realtà che la fisica ha scoperto. Com’è noto, ogni fenomeno può essere interpretato sia come un moto ondulatorio sia come un passaggio di particelle. E a mediare tra questi due aspetti, simboleggiati dal 136 e dal 138, c’è il 137, nuovamente la Cabalà, a riconciliare tutta la creazione!!!

כבלה

5 -  30 - 2 - 100

137

 

 

Il numero 3.14

 

Indicato con il Pi greco, non è che l'inizio di un numero infinito: dopo la virgola seguono miliardi di cifre, e per conoscerle è necessario continuare a calcolarle, perché il 3.14 non ha fine, ma non è un numero periodico: per questo i matematici lo definiscono numero trascendente.

Al momento attuale si è arrivati a calcolare 51 miliardi di decimali del , senza alcuna utilità, oltre a quella della piacevole vertigine di osservarne più da vicino la trascendenza e l'eternità.

Se cerco il nelle lettere ebraiche, che sono sia lettere che numeri, il trovarne corrispondenze coi suoi decimali sembra illuminarsi di continui messaggi sublimi. Sopra la culla dei neonati, o sulle porte delle case, scritto sull'astuccio della Metzuzà, c'è il nome dell'Onnipotente: Shadai . Shadai, con le sue tre lettere Shin, Dalet, Yod, è il numero 300+4+10=314 (3+1+4=8). La piccola Ghematria del Tetragramma (il nome impronunziabile di Dio, scritto con quattro lettere: YHWH , 10+5+6+5=26) è 8: cioè 26 inteso come 2+6=8. Se scompongo il numero 8 in 6+1+1, poi lo ricompongo in 611, vedo il valore numerico della parola Torah , ossia 400+6+200+5=611.


I "nomi" coi quali Dio forma il Creato, secondo il Sefer Yetzirah (il Libro della Creazione), sono:

Eieh 1+5+10+5=21,

Yah 10+5=15,

il Tetragramma YHWH 10+5+6+5=26,

Elohim   1+30+5+10+40=86,

Elohim Tzebaot 90+2+1+6+400=499

(+Elohim 86=585),

El   1+30=31,

Shaddai 300+4+10=314,

Adonai YHWH  , 1+4+50+10=65

(+ YHWH diventa: 65+26=91)

totale: 1169 (dove 1+1+6+9 è uguale a 17, e 17 a 1+7=8).


Torah
611 (6+1+1=8), che capovolto è un 611 che diventa 116; sommo quindi i primi 116 numeri del :


31415926535897932384626433832

79502884197169399375105820974

94459230781640628620899862803

48253421170679821480865132823


La loro somma è:
541= Israel , ovvero:

10+300+200+1+30=541 (5+4+1=10).

Se sommo tutti i numeri fino alla seconda apparizione del 26 compresa, ottengo 111: tre volte Uno.
La prima parola della Torah, Bereshit (in principio), è composta da
6 lettere, e nelle tre lettere finali sembra nascosto il numero 314, componibile in questo modo:
Shin è la ventunesima lettera dell'alfabeto: 2+1= 3
Yod è la decima lettera dell'alfabeto:           1+0= 1
Tav è la ventiduesima lettera dell'alfabeto: 2+2= 4


Il nome di Dio , il tetragramma, ha come valore numerico
26: 10+5+6+5; viene quindi subito naturale l'idea di cercare subito questo numero, e di farlo nelle prime 26 cifre del numero chiamato :

31415926535897932384626433

e trovo due volte il numero 26, alla distanza di 13 cifre (la metà di 26) l'una dall'altra, corrispondenti ai tredici attributi di fede. Sommando queste prime 13 cifre si ottiene 72, che è 7+2=9; il 9 è la cifra che si trova al centro della sequenza di 13 numeri fra le due presenze del 26. Sommando invece le cifre prima del primo 26, quei 6 numeri daranno il numero 5, ovvero

la lettera He

che tradizionalmente rappresenta Dio, poiché è quella che appare due volte nel suo nome, e la Qabbalah insegna che è la prima lettera ad esser stata creata, e "quella attraverso la quale Dio ha creato tutte le altre." (Ma mi impressiona pure la simmetria fra le prime e le ultime tre cifre della sequenza dei primi ventisei numeri: quel 314 che specularmente sembra riflesso in un 433, ha qualcosa che attrae, che "risucchia" in una vertigine, in qualcosa di simile a una perfetta rima poetica, un canto seducente...).

31415926535897932384626433


Cerco il nome di Avraham:
"Tu non ti chiamerai più Abram, ma Abraham": prima, infatti, il Patriarca si chiamava Abram ossia 1+2+200+600=803, e poi Avraham , ossia1+2+200+5+600=808. Tuttavia, la Qabbalah ci dice di contare i valori delle sole 22 lettere fondamentali quando si cercano i valori della Torah al di fuori del tempo storico, o intesi nell'assoluto dell'esistenza; quindi Avraham non va contato come se avesse una Mem finale, ma una normale Mem: , così cambiando il suo valore in 1+2+200+5+40=248.


Il numero
808 appare dopo 105 cifre del ; 808+105= 913, che è lo stesso valore della prima parola della Torah: Bereschit , in principio, come a dire: in principio c'è stato Abramo, il primo ivrì, ebreo. Egli possiede una terra e la sua terra è quella prescelta da Dio: Eretz , la terra, ha valore 291 (1+200+90), non calcolando la lettera Tzade come finale (altrimenti il valore diventa 1+200+900=1101, che in piccola Ghematria è 1+1+1=3, uguale, comunque, a 2+9+1=12=1+2=3). Proprio come accade nel primo verso della Torah, la prima parola Bereshit ha valore numerico 913 e l'ultima Eretz ha valore 291; così, se dividiamo 913 per 291 abbiamo il numero 3.13745704...(eccetera) che non è infinito, ma è molto vicino al valore 3.14.
Secondo la Qabbalah,
"la prima parola del verso rappresenta una circonferenza e l'ultima il diametro", per cui evidentemente il loro rapporto è proprio il .
Considero Avraham=
248, ovvero contando solo le 22 lettere fondamentali; cerco attraverso il 32 , che è il numero delle "vie della saggezza", sempre secondo il Sefer Yetzirah; dopo 11 cifre del trovo:


83+92+73=
248 - ossia 8+3=11 / 9+2=11 / 7+3=10 -

11+11+10=32


Il sistema è apparentemente tortuoso, ma molto razionale: consiste nell'immaginare la cifra centrale come
irraggiante verso le estremità di uno spazio limitato, in questo caso, dalle due prime apparizioni del numero 26. Ecco allora che se ho il numero 793, vi potrò leggere 9 e 73 o 37; nel caso dei decimali del , io trovo:

31415926535897932384626

e quindi:

26535897932384626

ossia: 83    92   73

cioè il 248 di Avraham.


Se cerco Eieh , 1+5+10+5=
21, ovvero il primo dei nomi di Dio indicati dal Sefer Yetzirah, lo trovo dopo 93 cifre del , ripetuto a distanza di 7:


21 170 6 798 21


applico lo stesso procedimento all'inverso (cioè verso il 3.14) e trovo 81+97+70=
248: nuovamente Abramo. Dall'inizio del alla prima apparizione del 21 ci sono 93 cifre; 248+93=341 (341 diviso 93 dà il bel numero 3.666666667... ma io non sono un matematico...). Noto che 808+93=901. Osservo allora che fra il secondo 26 e il primo 21 ci sono 70 cifre, la cui somma è 336; sommando solo i primi 65 numeri dopo il secondo 26 si trova il 314, arrestandosi su un 4; col numero precedente forma un 34 che si ripete dopo 3 numeri, appena prima della prima apparizione del 21:


34 825 34             


Torno al Nome: ha-Shem ; capovolgendolo diventa Mosheh 40+300+5=
345; lo trovo prendendo la prima, terza e quinta delle cifre iniziali del , come fosse un accordo perfetto di triade maggiore:

3.14159

Posso anche sommare al le sue prime due cifre, ovvero il 31 di El (suffisso divino a molti nomi, come Israel, Ezechiel, Gabriel, Raphael, Michael, ecc.); esso è: 1+30:
314 + 31 = 345


3.1415926535897932384626433
 

Osservo che il valore del nome di Mosè è lo stesso della parola Sephirah 60+80+200+5=345, che è cifra, o sfera, o ancora "emanazione" divina; "parte" o "sezione" è dato dalla parola peleg 80+30+3=113; ho idea che ci sia un rapporto fra sephirah e peleg, e che sia molto vicino al 3.14...
Cerco David 4+6+4= 14; ed è la somma delle prime 5 cifre del
:
3+1+4+1+5 =
14


31415926535897932384626433


La somma delle prime
14 cifre è 68; 6+8=14.


, Isacco, è 10+90+8+100=
208; da Avraham (come 808) sottraggo Isacco 208 e ottengo 600, ovvero il valore della Mem finale, che simboleggia il Messia. Da Avraham 248 sottraggo Isacco 208, e ottengo 40 ossia la Mem normale che ha prodotto questa somma in Avraham. Da 40 (la lettera Mem rappresenta comunque il Messia) sottraggo il numero del Tetragramma 26 e ottengo David 14. (Da 600 devo invece sottrarre Israel 541; ottengo comunque 59 che è 5+9=14.)
Da Isacco
208 sottraggo Giacobbe 10+70+100+2=182; ottengo 26, ossia ancora il Tetragramma di Dio.
Avraham più Isacco più Giacobbe più Israel danno: 248+208+182+541=
1179, che corrisponde alla somma dei nomi di Dio nel Sefer Yetzirah, 1169, più le 10 Sephirot Beli-mah.
Cerco Isacco
208: lo trovo fra una ripetizione del numero 86:

862089986

che avviene dopo 76 cifre; 208+76=284 la cui somma è David 14 e il 5 di Dio. Se io applico all'inverso il sistema usato per trovare il nome di Abramo, osservo:

86 20 8 99 86

ossia 92+90=182 Giacobbe; fra la ripetizione di 86, la cui somma è 14; ma 86 è soprattutto il Creatore, Elohim 1+30+5+10+40=86.
La Qabbalah insegna che le lettere sono
22, ma vi è una ventitreesima lettera nascosta (o il vuoto fra le sequenze di lettere, che ne permette la divisione e quindi la lettura del senso). Nella sequenza del 3.14 la 22a e 23a cifra corrispondono rispettivamente ai numeri 2 e 6 che formano la seconda apparizione del 26. Bisogna quindi capire che nella prima serie di numeri del è racchiuso il segreto della struttura fondamentale della materia: infatti il 26 che si ripete due volte corrisponde alla ripetizione della lettera He 5 nel Tetragramma, il quale a sua volta la sviluppa per sovrapposizione grafica e numerica:
++=(5+6+10=21), che secondo il Sefer Yetzirah è la cifra che sigilla le 6 direzioni dell'universo, ma che graficamente (sovrapponendo il disegno delle tre lettere) compone la lettera Chet, il cui valore di 8 corrisponde alla somma totale del Tetragramma, data in 26= 2+6=8.

= 8
Nel
osservo che dopo sei cifre (come le lettere di Bereshit: in principio) trovo il 26, e immediatamente dopo appare il 5 per la seconda volta, formando una sequenza dall'affascinante simmetria di 5 cifre:

 

59265

 

Seleziono il 926; sottraggo Isacco 208 e Giacobbe 182: 926-208-182=536; se aggiungo il 5 come He di Dio e lettera da cui si forma la vita dell'universo, ottengo 541, cioè Israel, ovvero la trasformazione di Giacobbe (quando dopo la lotta con l'angelo gli verrà dato il nome di Israel), o il compimento, perché 5+4+1=10, ossia 1+0 sicché, come ricorda il Sefer Yetzirah:

"prima dell'uno che numero puoi contare?".

(...-1-2-3-4-5-6.... è pur vero!...ma...)


La 6a, 13a e 15a cifra è il
9. Il 9 è un numero che comunque venga moltiplicato produce sempre una cifra che sommata in se stessa dà come risultato 9 (ad es.: 6x9+13x9+15x9=306, ossia 3+6=9). La somma delle prime 6 cifre del 23, ossia 2+3=5; la somma delle prime 13 dà 61 ossia 6+1=7; la somma delle prime 15 dà 77 ossia 7+7=14 ossia 1+4=5 (la sovrapposizione torna a dare 8, come 5+5+7=17=1+7=8); sommo 23+61+77=161: 1+6+1=8.
Cerco Sarah 300+200+5=
505; Avraham più Sarah più Isacco dà 248+505+208=961 (9+6+1=16; 1+6=7); lo intendo come 9+61=70
Se alla somma dei nomi di Dio
1169 sottraggo Israel 541, ottengo 628, che appare dopo 72 cifre nel , e si ripete dopo sette:

628 6208998 628

La somma dei precedenti 72 numeri è 350, la somma delle 7 cifre interne è 42. (Se moltiplico 7 per 72 ottengo 504, cui aggiungo l'UNO e vedo il nome di Sarah 505; lo divido per 42 e ottengo il numero delle tribù, 12, più dei lontani decimali: 12.02380952... la tribù dispersa? O forse dovrei cercare anche in quelli?...In fondo subito, fra due zeri, appare il 238, che sommato al solito 10 dei comandamenti sinaitici e delle Sephirot, diventa suo marito Abraham 248; e d'altronde guardando il 952, ossia il gruppo di tre numeri successivi, osservo che 238 è un quarto di quello... e poi, se il 628 lo divido in Isacco 208, ottengo 3.019230769 (...192 come: Giacobbe 182 più il solito 10), e moltiplicandolo per quattro diventa 12.07692308, dove 769 meno 238 fa 531, in cui, aggiungendo ancora, sempre, ostinatamente il solito 10, si legge Israel 541...)
Tornando alla ripetizione del 628, se applico il sistema usato per il nome di Abramo, ma andando in direzione inversa, posso ottenere
268:


628
620 8 998 628

trovo 86, 92 e 90, che sommati danno 268. Questo numero addizionato al 350 che lo precede dà 618, che rappresenta i 613 comandamenti più il 5 divino, così formando un numero che produce15 come somma interna; credo che in questi numeri sia nascosto uno dei segreti dello Shabbat 300+2+400=702 (702+618:15=88=16=7).


Dopo
426 cifre appare il 611:


611 738 1 932 611


Pesach 80+60+8=
148

Casher 20+300+200=520
Shabbat... e poi....
Yafet, Cam, Sem, Noè,
Shet?... Shet è il figlio di Adamo ed Eva, "fatto a immagine di Adamo"...


124, 50, 45, 19, 160, 37, 700 - 58, 340, 48, 490 (....2071...)... Abele, Caino... Adamo... terra... Eden...

 

 

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