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Deborah Fait | | DIRITTI… QUALI DIRITTI ? | Quando si parla di Israele e palestinesi quello che si sente dire, se si è fortunati, è il ritornello "il diritto di Israele di vivere in pace e il diritto per i palestinesi di avere uno stato". Se non si è fortunati si sente di peggio "Morte a Israele - Palestina una rossa e islamica" e varie altre indecenze. "Diritti per i palestinesi". Oggi che è Pasqua lo stanno dicendo proprio tutti, dal Papa all'ultimo politicante. "Diritti per i palestinesi". Io credo invece che sarebbe ora di guardarsi in faccia e di chiedersi "quali diritti per i palestinesi?". Quando la finiremo con le ipocrisie? Nei discorsi ufficiali le ipocrisie sono all'ordine del giorno ma dopo tanti anni penso proprio che sia ora di piantarla e che qualcuno abbia il coraggio di porre fine a questa litania.
I palestinesi hanno avuto il diritto e la possibilità di creare il loro paese prima ancora di esistere come popolazione, parlo del 1947 quando l'ONU propose la formula "due popoli, due stati" formula subito accettata dagli ebrei e rifiutata sdegnosamente dagli arabi. Poi le guerre proclamate con l'intento preciso di distruggere Israele, obiettivo non raggiunto poiché Israele esiste ancora e sempre esisterà.
Nel periodo tra il 1948 e 1967 la Giudea e la Samaria, territori assegnati agli ebrei già nel 1922, furono occupati dalla Giordania e in quel periodo, durato quasi 20 anni, i palestinesi non avanzarono mai una volta la pretesa di farne la Palestina. Come mai? Questa pretesa prese vita soltanto quando Israele vinse la guerra dei sei giorni riprendendo possesso dei territori occupati dalla Giordania, compresa Gerusalemme e fu solo allora che i palestinesi scoprirono di volerli per loro come proclamava l'OLP, nel frattempo venuta alla luce come movimento del terrore capitanato da Arafat, con un unico fine, la distruzione di Israele per fare la Grande Palestina comprendente Israele e, perché no, Giordania.
"Il nostro obiettivo e' la distruzione di Israele. Non ci può essere né compromesso né moderazione. NO, Noi non vogliamo la pace. Vogliamo guerra e vittoria. La pace per noi significa la distruzione di Israele e niente altro" Questo dichiarava Arafat nel 1971 a un giornale di Buenos Aires, l'Esquire. E con queste parole si guadagnòfino alla sua morte e anche oltre l'amore del mondo antisemita di sinistra in special modo ma anche della destra fascista che non gli pareva vero ci fosse qualcuno pronto a finire il lavoro dei nazisti.
Il Re di Giordania, Hussein, che si trovava benissimo sul suo trono, cercò di eliminare il pericolo Arafat scatenando nel 1970 il Settembre Nero, ammazzando, si dice, dai 20.000 ai 30.000 palestinesi e costringendo Arafat che voleva levargli il trono da sotto al sedere, a fuggire in Libano. In Libano le bande di Arafat tentarono lo stesso giochetto finito male in Giordania e riuscirono a creare uno stato nello stato, scorazzando per il paese, stuprando e ammazzando intere comunità cristiane, facendo incursioni terroristiche nel nord di Israele, sgozzando tutti quelli che gli capitavano tra le mani, anche intere famiglie di Kiriat Shmona e dei kibbuzim del nord della Galilea. Alla fine fecero scoppiare in Libano una terribile guerra civile che si concluse con la completa distruzione di quel Paese e più di 40.000 morti.
Mai nessuno ha chiesto ad Arafat il conto di quello scempio, peggio, nessuno mai gli addossò responsabilità alcuna perché nel frattempo il terrorista era diventato il coccolo della sinistra mondiale, soprattutto europea. Era il personaggio del secolo, era l'eroe, era colui che "lottava" (facendo morire gli altri) per la "liberazione" della Palestina. Era colui, questo bisogna riconoscerglielo, che inventò letteralmente un popolo inesistente, aiutato in questo dal grande odio europeo per gli ebrei, e lo fece con uno scopo preciso: usarlo per annientare Israele e diventare l'uomo più potente del Medio Oriente. IL POTERE. Il grande sogno di Arafat: il potere alimentato dall'odio. Mettendo a frutto la sua grande capacità di recitazione riuscì a imbrogliare il mondo intero, gli arabi palestinesi per primi poiché si fecero portare alla rovina senza dire una parola, convinti, come erano, che i colpevoli di tutte le loro disgrazie fossero gli odiati ebrei. Stavano nei campi profughi dove li avevano rinchiusi gli arabi ma erano convinti di essere là per colpa di Israele. Sono tuttora nei campi profughi, unico popolo al mondo a restare profugo e mantenuto di generazione in generazione, e ancora credono di essere là per colpa di Israele.
Vediamo cosa hanno fatto i palestinesi dal 1967, anno della loro invenzione, ad oggi. Una sola cosa: terrorismo.
Hanno rifiutato ogni tentativo di dialogo, di tregua, di parvenza di pace. Hanno fatto anche di peggio, hanno fatto naufragare ogni processo prima che prendesse il via, lo hanno sempre fatto con grande furbizia riuscendo a gettare la colpa su Israele. Il loro Padrino pensava al terrorismo e all'annientamento di Israele persino mentre a Washington firmava, con Rabin, la PACE . Cosa successe da quel giorno? Israele fu percorso da ondate di terrorismo senza sosta, senza respiro, senza speranza. Naturalmente il famoso e inutile processo di pace che fruttò al Padrino il premio Nobel, altra vergogna europea, si bloccò affogato nel sangue ebraico.
Rabin pagò con la sua vita il sangue degli ebrei versato da colui cui aveva stretto la mano. Con schifo evidente ma gliel'aveva stretta e questo non gli fu perdonato perché la folle speranza di fare la pace con un infame aveva gettato Israele nelle mani dei terroristi. E un ebreo, diventato terrorista, lo uccise.
Nel 2000 Ehud Barak decise di proporre al Padrino un nuovo piano di pace che avrebbe dato il via a un processo per arrivare alla creazione di questa famosa Palestina e cosa fece il più grande bugiardo e infame uomo del XX secolo, dopo Hilter? La guerra, una guerra di terrorismo che fece ripiombare Israele in un incubo quotidiano durato quasi 5 anni. Un incubo fatto di morti bruciati negli autobus, nei ristoranti, nei mercati, morti che i palestinesi gratificavano con balli e canti per le strade delle loro città.
Intanto Arafat piangendo diceva, in inglese, di volere la "pace dei coraggiosi", in arabo urlava "Jihad, ammazzate gli ebrei". Nelle strade dei territori e nelle moschee il popolo gli faceva eco e quando riusciva a mettere le mani su un israeliano lo riduceva in poltiglia, sempre ballando e cantando sui resti insanguinati del suo corpo. Ariel Sharon, da grande statista, decise una mossa da paura: portare gli ebrei fuori dalla striscia di Gaza e consegnarla ai palestinesi su un piatto d'argento, completa di serre, strutture, alta tecnologia, pronta insomma per incominciare una nuova vita per i palestinesi che dovevano solo prenderne possesso e incominciare a lavorare. Lavorare... strana parola a loro sconosciuta. Distrussero tutto, diedero tutto alle fiamme, le serre bruciate, le sinagoghe che potevano essere usate come strutture pubbliche furono demolite e date alle fiamme, tutti i computer bruciati. Un inferno.
Il paradiso terrestre del Gush Katif abbandonato con disperazione dagli ebrei per dare una grande occasione ai palestinesi, ridotto a un inferno spaventoso. Persino i comunisti filopalestinesi e filoterroristi rimasero per un momento senza fiato! Chi può dire che Ariel Sharon non abbia avuto il primo ictus per il pensiero "Tutto queste sofferenze, tutte queste lacrime per niente". Chi può dirlo. Io sono convinta che "per qualcosa" sia stato, perché forse una parte del mondo ha capito con chi avevamo a che fare. E' costato caro però, troppo caro.
Adesso hanno al governo del loro non-paese il gruppo terroristico più feroce, Hamas, il cui fine dichiarato è la distruzione di Israele. Allora la vogliamo smettere di parlare di diritti dei palestinesi? Il diritto ce l'ha chi fa, chi lavora, chi costruisce, chi vuole la pace non chi distrugge, brucia, ammazza, lincia, chiede al mondo di essere ancora e sempre mantenuto e continua col terrorismo. Come può il mondo volere la creazione di un paese terrorista e parassita? Che senso ha? Non ce ne sono a sufficienza? Ne vogliamo ancora uno che forse sarebbe proprio il peggiore?
Un certo tipo di società incosciente ha fatto dei palestinesi un ritratto che non corrisponde alla realtà, li ha fatti martiri e santi, li ha fatti vittime mentre sono carnefici, li ha fatti eroi mentre sono assassini. Non tutti? certo non tutti ma la maggioranza lo è perché accetta, perché anche chi non spara e non lincia, balla e canta quando gli altri lo fanno.
BASTA! Una popolazione che ammazza e distrugge per decenni e afferma di voler continuare non ha nessun diritto. BASTA! Chi rifiuta di lavorare per fare la questua al mondo come gli accattoni non ha nessun diritto. BASTA! Hanno dimostrato quello che sono, lo hanno detto chiaro al mondo e allora io mi chiedo che cosa, se non l'ipocrisia e un malcelato antiisraelismo, può far dire "diritti per i palestinesi". BASTA! Quale popolo al mondo ha avuto più aiuti, più soldi, più amore, più comprensione ricambiando tutto ciò con sangue, sangue, sangue. BASTA! Guardiamoci in faccia un buona volta e pensiamo ad altri popoli che supplicano di avere solo un diritto, quello di vivere, e gli viene negato tra l'indifferenza generale. BASTA! con questa vergogna. BASTA! con questa ingiustizia. BASTA! viziare i palestinesi. Responsabilizzateli! BASTA! sputare addosso a tutti quei popoli che si sono tirati su le maniche e, con dignità e intelligenza, hanno preso in mano il loro futuro. BASTA! parlare di diritti per chi non se li merita, è un delitto e una vergogna. BASTA! Deborah Fait |
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