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Deborah Fait

HEBRON: IL PASSATO, IL PRESENTE E PER SEMPRE
Mi aspettavo frotte di pacifisti schierati a Hebron per difendere i diritti delle 8 famiglie di ebrei che vogliono riprendere possesso delle loro case nella casbah araba.
Otto famiglie contro 130.000 abitanti arabi di quella che è la seconda città più importante per Israele dopo Gerusalermme.
Mi sbagliavo , come sempre. Pacifisti dalla parte degli ebrei? Quando mai?

Forse sarebbe il caso di ricordare a chi legge le notizie frammentarie e spesso inesatte dei media sull'argomento, la storia di Hebron per capire quello che sta accadendo in questi giorni.
Ecco una parte di un articolo scritto da me alcuni anni fa dopo una emozionante e mai dimenticata visita alla prima Capitale di Israele.

Hebron fu una delle città più importanti di Israele durante tutto il periodo che va dal Primo al Secondo Tempio e fu qui che Bar Kochba diede inizio alla sua rivolta contro i Romani. La rivolta si concluse tragicamente con la distruzione del Secondo Tempio, la fine di Israele e l'inizio della diaspora ebraica che doveva durare duemila anni, fino al 15 maggio 1948.
Vi furono molti pii ebrei che rimasero in terra di Israele, divenuta Palestina Romana, e andarono a vivere nelle città sante dell'ebraismo tra cui appunto Hebron, dove abitarono ininterrottamente per 3700 anni sopportando varie conquiste, distruzioni e mutamenti drammatici.
I bizantini e i crociati trasformarono la Grotta del Padre Abramo in una chiesa, poi arrivarono i musulmani e la trasformarono in una moschea, ma gli ebrei rimasero là nonostante tutto e continuarono a pregare i Padri e le Madri di Israele.
Circa 700 anni fa i Mamelucchi conquistarono Hebron, dichiararono il luogo proprietà islamica, proibirono l'entrata alla Grotta a tutti gli ebrei e non permisero loro di avvicinarsi più di sette passi dall'inizio della scalinata.
Sette passi per poter pregare, sette passi che non permettevano neppure di vedere l'entrata della Grotta.
Altri ebrei arrivarono nel 1492 dopo la cacciata dalla Spagna e l'Inquisizione.
Erranti di terra in terra, cacciati e perseguitati, trovarono a Hebron i loro fratelli e un po' di tranquillità all'ombra delle Tombe dei loro Patriarchi.
La popolazione araba viveva tutto intorno e lentamente i rapporti tra i due popoli si normalizzarono. Gli ebrei, quasi tutti studiosi e maestri insigni della Thorà, non davano fastidio alla popolazione araba che arrivò infine ad apprezzarli poiché la loro presenza creava lavoro e miglior stile di vita.
Verso la fine del 700 gli ebrei acquistarono 400 dunam di terra intorno a Tel Rumeida per poter vivere più comodamente. Quei 400 dunam, ancora oggi proprietà ebraica, costituiscono la maggior parte della Hebron odierna, compresa la Casbah in cui si possono trovare ancora i segni delle mezuzoth (piccoli rotoli di pergamena, racchiusi in astucci, recanti versi del Deuteronomio) ai portoni delle case diventate illegalmente di proprietà araba.
Gli ebrei e gli arabi di Hebron convissero più o meno pacificamente per alcuni secoli, fino al 1929, data del massacro e della distruzione della comunità ebraica.

Cosa accadde nel 1929?

Il Mufti di Gerusalemme Haij Amin al-Husseini, zio di Yasser Arafat, era un fervente nazista e un feroce odiatore di ebrei.

Nella foto sotto: tutti i leader della lega araba islamica riuniti nel 1931, facenti parte dei paesi filo-nazisti partecipanti alla seconda guerra mondiale. Nel centro del tavolo, il capo della lega "gran muftì di Palestina Mohummed Aminul Husseini" (di origine turca ma emigrato in palestina per ragioni mai rese note)
I paesi qui rappresentati sono: Palestina - Iraq - Libano - Siria - Egitto - Yemen - Ceylon
Incominciò proprio dal Palazzo del Muftì, a Gerusalemme, una violenta campagna antiebraica, gli Imam di tutta la Palestina tennero sermoni pieni di odio nelle moschee, fino ad incendiare gli animi della gente e a provocare i pogrom che attraversarono tutto il paese, complice il silenzio assoluto degli inglesi.
Quando incominciò la rivolta araba, gli ebrei di Hebron rifiutarono la protezione dell'Haganà sicuri che nella loro città non sarebbe accaduto niente e che i loro amici arabi non gli avrebbero torto un capello dopo centinaia d'anni di convivenza pacifica.

Purtroppo la loro fiducia risultò essere mera illusione e pagarono caro la loro illusione di affetto e amicizia.
Pagarono con la morte, una morte così atroce che, disse un sopravissuto, pareva che il cielo cadesse su Hebron.

ll pogrom incominciò il 23 agosto, nel pomeriggio. Orde di arabi attaccarono ogni ebreo che incontravano sulla loro strada, ammazzando tutti, entrarono nelle case e nelle sinagoghe, uccisero i rabbini, bruciarono ogni cosa.
Agli ebrei che chiedevano disperatamente aiuto i britannici, sempre dalla parte degli arabi, risposero di chiudersi in casa e di aspettare gli eventi.

Eventi che purtroppo non tardarono.

Sabato 24 agosto 1929, si rinnovò la tragedia.

Migliaia di arabi armati di coltelli, asce, forconi e ogni arma possibile incominciarono un sistematico assalto alle case degli ebrei di Hebron. Non risparmiarono nessuno ammazzando ogni ebreo sul quale potevano mettere le mani. Entrarono nella casa del Rabbino Yosef Castel, loro amico, lo sgozzarono e bruciarono la sua casa.
Il Rabbino Hanoch Hasson, caporabbino di Hebron, fu ucciso con l'intera famiglia. Tagliarono le mani della moglie che morì dissanguata. Sopravvisse solo Shlomo, un bambino di un anno, coperto di sangue quindi probabilmente creduto morto. L'eccidio continuò per tutta la giornata, di casa in casa, senza pietà sotto gli occhi degli inglesi indifferenti e spaventati.
Quel giorno furono sgozzati 89 ebrei di Hebron e tre giorni dopo gli inglesi decisero di evacuare chi era sopravissuto nella Comunità. Li misero sui camion e li portarono a Gerusalemme e tutte le loro proprietà furono prese dagli arabi e mai più restituite.

Fu distrutta così, col tacito consenso del Governo britannico, la più antica comunità ebraica in Terra di Israele, ma la sabbia che si calpesta non è più rossa del sangue di tanti innocenti.
Il tempo e' passato e le ferite restano soltanto nei cuori..

Il cielo, quel cielo che pareva cadesse sulla città, è terso e azzurro e pare aver assorbito le grida disperate dei pii vecchi, dei rabbini, delle donne e bambini ebrei ammazzati senza motivo, senza pietà, senza guerra, senza un motivo al mondo se non l'odio.

Dopo aver superato ostacoli di ogni genere, nella primavera del 1931, un gruppo di famiglie ritornò a Hebron guidate da Rabbi Heiem Begaio e Avraham Franco. Rimasero a Hebron per 4 anni cercando con ogni sforzo di svilupparsi e consolidarsi nonostante l'atmosfera ostile che li circondava.
Quando nel 1936 altri tumulti scoppiarono e si paventava un altro eccidio gli inglesi deportarono ancora tutti gli ebrei: in piena notte li ricaricarono sui camion e li portarono fuori dalla città.
Ancora una volta trionfavano terrore, odio e violenza con il vergognoso appoggio agli assassini arabi delle autorità inglesi.
Ancora una volta, senza nessun motivo, la minuscola e pacifica comunità ebraica di Hebron fu distrutta e svanì nel nulla.

Nel 1948 i giordani conquistarono Giudea e Samaria , inclusa Hebron. Le autorità giordane completarono la distruzione dei pochi ebrei abbarbicati a quella terra e di qualsiasi forma di vita ebraica.
L'antico quartiere ebraico fu raso al suolo (come a Gerusalemme) e al suo posto fu insediato il mercato, gabinetti pubblici furono costruiti al posto dei luoghi santi dell'ebraismo, e la casbah fu allargata sulle antiche case degli ebrei.
L'antica Sinagoga di Abramo fu fatta crollare e al suo posto fu costruito un recinto per capre, pecore e asini.

Altre case di ebrei, come l'antico ospedale Hadassa e la Beit Romano furono usate come uffici per i conquistatori giordani.
L'antico cimitero ebraico, incluso il cippo a onore dei martiri del 1929, fu completamente distrutto. Le pietre tombali, qui come a Gerusalemme, furono usate per lastricare le strade e per costruire edifici.

Hebron rimase senza ebrei per 20 anni.

Nel 1967, dopo che i Giordani insieme ad altre cinque nazioni arabe avevano perso la guerra per l'annientamento di Israele, la Giudea e la Samaria furono liberate e gli arabi di Hebron temendo la vendetta per i fatti del 29 e 36 si arresero senza sparare un colpo.

Il capo dell'IDF, Generale Shlomo Goren, fu il primo ebreo ad entrare a Hebron, entrò da solo e proseguì verso la Grotta della Machpelà dove ricevette il proclama di resa della città.
Quello era il momento opportuno per i figli di Hebron di ritornare a prendere possesso delle loro terre e delle loro case per sempre.
Purtroppo il governo esitò e gli ebrei di Hebron dovettero arrangiarsi da soli.
Un gruppo di famiglie rientrò subito, altri seguirono all'inizio del 1968 e coll'andare del tempo, nonostante le difficoltà e i pericoli, la comunità crebbe e si stabilizzò.

Tre anni più tardi il governo decise di costruire un insediamento nell'antica Kiriat Arba a pochi chilometri dal centro di Hebron e dal 1971 la comunità si estese fino a raggiungere le 7000 persone, religiosi e laici.

Kiriat Arba oggi ha una piccola zona industriale , centri commerciali, una grande varietà di scuole religiose e laiche e centri sociali.
Le antiche sinagoghe distrutte furono ricostruite e restaurati gli scavi di palazzi dell'era cananea e delle parti della città dell'epoca del Primo e Secondo Tempio, tutto era stato sepolto con spregio sotto metri di immondizie.
Gli avvenimenti degli anni tra il 1994 e il 1996 portarono Hebron ad essere il centro dell'attenzione internazionale.

Nel settembre del 1993, gli accordi di Oslo diedero all'OLP la totale autonomia su Giudea, Samaria e Gaza e il primo risultato di questo accordo fu la creazione della polizia palestinese composta da ex terroristi e terroristi ancora in carica e il ritiro dell'esercito di Israele dai centri urbani lasciando tutto in mano all'autorità palestinese che si occupò di tutto meno che della difesa degli ebrei.
Quelli che molti paventavano si verificò e incominciò un altro periodo di efferati attentati anche se era già pronto il premio Nobel per la pace per il Capo dell'OLP, Yasser Arafat.

Vi furono molti attacchi terroristici nella zona e molti ebrei furono uccisi. Dal 1993 gli attacchi del terrore contro gli ebrei continuarono senza sosta con le più svariate armi, dai coltelli, alle bombe, ai sassi, ai fucili e numerosi ebrei di Hebron tra cui alcuni bambini, la più piccola di tre anni, furono uccisi.
Una settimana prima della festa di Purim del 1994 Hamas fece circolare un volantino per annunciare un prossimo e massiccio attacco alla comunità ebraica e per ordinare agli arabi di chiudersi in casa.

La sera di Purim centinaia di arabi urlanti gli stessi slogan di sempre: "ALLAH E' GRANDE ! MORTE AGLI EBREI!" correvano per le strade della cittadina terrorizzando gli ebrei che credevano di essere ritornati al 1929.
Il giorno dopo Purim, il dottor Baruch Goldstein un medico chirurgo di Kiriat Arba che aveva dovuto curare o dichiarare la morte di numerose vittime del terrorismo arabo, entrò nella grotta della Machpelà e aprì il fuoco uccidendo 29 arabi. Dopo questo gravissimo attentato si riparlò di evacuare gli ebrei da Hebron, ma durante la festa della pasqua ebraica (Pessach) una grande manifestazione ebbe luogo per protestare contro la minaccia del Governo di sradicare gli ebrei dalla loro città santa.

Dopo l'attentato del 1994 agli ebrei fu vietato di entrare nella Grotta della Machpelà e per un anno intero furono costretti a pregare all'aperto, lontani dagli arabi anche se dall'inchiesta condotta dal giudice Meir Shamgar risultò enorme il numero di attacchi e omicidi che aveva colpito i cittadini ebrei di Hebron e di Kiriat Arba prima del folle gesto di Baruch Goldstein.
Questo però non poteva sminuire la gravità dell'attentato condannato all'unanimità e con forza da tutti gli israeliani che, non abituati al terrorismo ebraico, se ne vergognavano moltissimo.

Il Governo decise la permanente separazione fisica tra i gruppi e negò agli ebrei il permesso di visitare la Tomba di Isacco che si trova in pieno quartiere arabo.

Queste decisioni del governo di Israele, prese allo scopo di evitare altre tragedie, provocarono tuttavia una forte opposizione a causa del calpestato diritto degli ebrei di poter avere un legame continuo e libero con le proprie radici.

Le decine di attentati arabi non avevano provocato nessuna punizione alla popolazione araba, un unico attentato di un ebreo portò alla punizione di tutta la comunità ebraica da parte del suo stesso governo.
Spesso le ingiustizie fanno più male della morte.

Nel 1995, a Taba, il destino di Hebron fu segnato, la città fu irresponsabilmente regalata a Arafat e l'esercito si ritirò dall'85% dell'area .
Tutti gli ebrei furono evacuati, anche da altre 6 città di Giudea e Samaria: Jenin, Shechem, Tulkarm, Bet Lechem, Ramallah e Kalkilia. Gli uomini dell'OLP entrarono nelle città, come vincitori e si sa che i luoghi abitati dai palestinesi devono essere judenrein, naturalmente senza che il mondo libero gridi allo scandalo.

Le bandiere di Israele furono dissacrate e bruciate, sempre senza scandalo.

La probabile evacuazione di Hebron paventava l'avvicinarsi all'orlo di un abisso da cui non si sarebbe più risaliti perché cancellare la presenza ebraica dalla città significava cancellare 4000 anni di storia e nessuno voleva assumersi tale responsabilità.

Probabilmente non ci sarà mai più il ricongiungimento tra la Città Santa dei Padri e lo stato di Israele, ma la missione di Abramo non è conclusa e, per gli ebrei, Hebron è * il passato, il presente e per sempre*.

Oggi gli ebrei di Hebron, esasperati dagli ultimi 5 anni di guerra e terrore, vogliono riprendersi le loro case ma ancora una volta hanno tutto il mondo contro e il passato, il presente e il futuro di questa minuscola comunità si fondono in un'unica millenaria tragedia.
Deborah Fait

  

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