Cancellare la Shoa? Marco Del Monte “Per chi suona la campana?” il senso di questa domanda che si poneva Ernest Hemingway era che la campana a morte suona per ognuno di noi, ogni volta che essa annuncia la scomparsa di un uomo “essa suona per te!” ogni morto, cioè, non appartiene ad un popolo, ma all’umanità tutta! In questi giorni della nuova guerra in Medio Oriente, pur seguendo costantemente gli avvenimenti con angoscia, pensavo di non dover aggiungere le mie parole a quelle di tutti coloro che ora parlano, avendo in gran parte in comune la scarsa obiettività e la poca equidistanza sui fatti che vanno descrivendo ora per ora. Siamo tutti vittime di una guerra mediatica e, prima di addentrarci in qualche considerazione più profonda, c’è da chiedersi cosa mai sarebbe successo se Goebbels avesse avuto a disposizione non solo la radio e i giornali, ma le televisioni, internet ed i videofonini. Nessuno si chiede perché mai le democrazie occidentali siano così permeabili alle immagini di sofferenza, mentre quotidianamente sui nostri schermi digeriamo fictions altrettanto cruente e apprendiamo con sempre maggior indifferenza che esistono videogiochi che insegnano ai bambini che la violenza fa ormai parte del “dna” di un’umanità sempre meno umana e indifferente. Detto questo, prendiamo atto che, da quello che si vede sui media nazionali ed internazionali, si evidenzia soprattutto “un” popolo la cui sofferenza nessuno di noi mette in discussione, quello che va discusso è che questa sofferenza è esibita senza il supporto di spiegazioni e soprattutto in assenza totale del ricordo e della storia, il che fa perdere di vista le sue radici ed azzera o amplifica la contabilità dei morti, a seconda del punto di vista dal quale si guardino: in entrambi i casi, mi sento di dire, che l’ottica è assolutamente disumana. Il numero totale dei morti annunciati oggi ci angoscia di più perché rappresenta l’ultimo rintocco della “campana di Hemingway”. Sarebbe facile tornare al 1967, quando si leggevano solo articoli a favore del Davide israeliano che si batteva contro il Golia arabo; oggi sembra di assistere al rovesciamento della storia, il gigante cattivo è Israele e Davide sta dall’altra parte! Ma perché non ci si chiede come mai i cento e passa milioni di arabi che stanno attorno ad Israele e Gaza non stanno facendo nulla se non dire ai propri fratelli di resistere? E perché ci si dimentica dei diecimila morti palestinesi dei quali si macchiò la Giordania, per i quali nacque quel movimento islamico chiamato Settembre nero? Cosa c’entrava Israele in quel momento e perché oggi se ne dimenticano tutti? Forse perché sono cambiate le condizioni al contorno, perché oggi la massiccia immigrazione mediorientale nei paesi occidentali sbilancia i contrappesi dell’informazione; questo, però, non basta a giustificare né il silenzio di allora, né lo sviamento dei fatti odierni. Come sia cominciato quest’ultimo capitolo è anche ignorato dalla maggioranza dei media, che non tiene conto che questa è solo l’ultima appendice della guerra del Libano del 2006, quando furono rapiti tre soldati israeliani, dei quali sono tornati in patria soltanto alcuni brandelli di uno solo di loro! Purtroppo, si deve anche constatare che quella guerra era l’ennesima interruzione di un periodo di pace breve e quanto mai travagliato, scandito da intifade ed attentati suicidi che hanno provocato migliaia di morti tra i civili, sia in Israele sia nei paesi circostanti e nelle varie parti del mondo: o ci si dimentica degli attentati in Tunisia, in India, in Argentina, per non parlare delle torri gemelle argomento oggetto di interpretazioni e di film! Perché dobbiamo pensare che per quei morti non è suonata nessuna campana? Dov’era il mondo allora? E dov’era l’ONU? Non mi voglio addentrare sulle abusate letture ed interpretazioni che vedono contrapposta la filosofia della vita contro quella della morte, filosofia evidenziata da una ormai notissima frase di Golda Meir che è bene ricordare anche qui per capire un po’ meglio la situazione odierna: “noi possiamo perdonare agli arabi il fatto che uccidano i nostri figli, ma non possiamo perdonare che ci costringano ad uccidere i loro”. Noi in questi giorni vediamo quasi esclusivamente cadaveri di bambini (e gli altri?), per la qual cosa basterebbe fare un freddo calcolo contabile: se un paio di razzi di qualunque tipo cadessero su un complesso di cooperative di una qualsiasi delle nostre città farebbero all’improvviso ben più di mille morti ed altrettanti ve ne sarebbero se crollasse un solo grattacielo nel cuore di una qualsiasi delle metropoli europee: è possibile, dunque, che in quasi un mese di guerra il numero dei morti sia addirittura inferiore? Ma il problema che mi ponevo all’inizio non è sul numero dei morti attuali (per ognuno dei quali, ribadisco, sento dentro di me gli stessi rintocchi), ma sull’interpretazione che se ne dà: ti senti porre ossessivamente sempre questa domanda: “perché il popolo ebraico che ha patito la Shoà oggi la applica contro gli altri? Perché non si rende conto che Gaza è un lager?” La domanda è talmente assurda che ti prende alla sprovvista e ti toglie il fiato e la prontezza di rispondere: basterebbe dire che i prigionieri dei lager erano stati prelevati dai loro paesi e deportati, che non avevano missili per difendersi, ma soprattutto che nessuno di loro aveva avuto a disposizione del tempo da utilizzare per rendere la sua vita e quella dei suoi familiari meno precaria e più umana e non di armarsi. Perché nessuno si risponde che tutti i soldi che la comunità internazionale ha messo a disposizione dei palestinesi sono stati spesi in gran parte per acquistare armi e nessuno si chiede perché si debba ancora parlare di campi profughi, mentre non è così per gli Italiani dell’Istria e per i Falashà in Israele e per gli Italiani e gli Ebrei espulsi dalla Libia e dai Paesi Arabi nel 1967? Perché molti Stati Arabi oggi acquistano grandi club di calcio e calciatori e non spendono un dollaro per costruire un nuovo ospedale o un acquedotto a Gaza? E qui, credo, si chiude il cerchio: sessant’anni dopo la seconda guerra mondiale il mondo occidentale (ed anche quello orientale) è stufo di sentirsi colpevole di aver massacrato sei milioni di ebrei, di zingari, di comunisti e di dissidenti e siccome il gruppo più numeroso era rappresentato dagli Ebrei, è stufo di sentirselo ancora sulla pelle! Per di più oggi si può accusare molto comodamente gli Ebrei di aver inventato la giornata della memoria, forse per fare commercio su questo ricordo, ma soprattutto per angosciare all’infinito quel mondo che si è macchiato della Shoà, consentendo, per risarcimento, la fondazione dello Stato d’Israele, forse pensando che i rompiscatole Ebrei fossero paghi, andassero tutti là e lo lasciassero finalmente in pace! Quel risarcimento lavava le coscienze e tutto finiva lì: non si erano fatti i conti né con l’irredentismo arabo, né con la pervicacia degli ebrei a rimanere nella terra dei padri (Israele non è il Sudafrica): molto banalmente è cominciata una guerra infinita che dura ormai da sessant’anni! Oggi che appare all’orizzonte un popolo che sembra più derelitto del popolo ebraico sembra che sia arrivata finalmente la catarsi delle coscienze: l’equazione è risolta! Avvicinare la stella di Davide alla svastica è un detersivo universale: il mondo non deve più niente agli Ebrei, che si comportano da nazisti! Così, facilmente, il numero dei morti di oggi può cancellare in un battibaleno i seimilioni della Shoà! Torno a dire che questa fredda contabilità fa scendere la coscienza ai minimi livelli consentiti, suonare una campana, mille campane o seimilioni di campane non sposta il problema: è che l’umanità purtroppo ha bisogno di vittime e di carnefici e gli Ebrei sono più comodi perché, semplicemente, sono di meno e le minoranze sono sempre più facilmente controllabili! Si dice che Gaza è un lager, ma non si dice che Israele rischia di diventare di nuovo un ghetto, così come il resto delle mille Comunità sparse per il mondo! Non si sta dicendo, si badi bene, che gli Ebrei sono angeli puri ed immacolati, si sta solo dicendo che hanno il sangue rosso come tutti gli altri esseri viventi, anche se vengono paragonati a scimmie la cosa non cambia: fuori dal petto ogni cuore ha lo stesso colore! I tremila morti israeliani in attentati e sotto i missili lanciati in questi ultimi tre anni non fanno più né cronaca, né storia, oggi contano di più gli ultimi numeri il cui effetto, tra l’altro, è quello di offuscare o quanto meno di rendere molto problematica la giornata della memoria che dovrebbe celebrarsi tra qualche giorno: perché ricordare con gli Ebrei e per gli Ebrei qualcosa che finalmente gli stessi Ebrei stanno contribuendo a togliere dalla coscienza occidentale? In Olanda sembra che il problema sia già stato risolto, infatti, quest’anno la giornata è stata cancellata e forse lo sarà anche in altri paesi occidentali; forse, ironia della storia, resterà soltanto in Germania, anche se pure in questo paese il numero degli abitanti di origine mediorientale è assai elevato. L’ultima domanda che mi viene alla mente è come mai le televisioni mondiali abbiano all’improvviso dimenticato la guerra che oppone i Tootsi agli Hutu, i curdi, la Somalia, l’Iraq, l’Afganistan e così via, mentre la Turchia che non viene ammessa in Europa perché non è una democrazia compiuta può perfino permettersi due lussi e cioè continuare a prendersela con i suoi curdi e chiedere contemporaneamente l’espulsione di Israele dall’ONU! * * * Roma lì, 18 gennaio 2009 Marco Del Monte |