Home

Pensieri e Riflessioni

Menu Derashot

Marco Del Monte

Shabbàt 11 Kislew 5770 (28 novembre 2009)

Vajetzè – Il Profeta Oscèa e le problematiche delle “famiglie allargate”

*     *     *

Nella nostra epoca siamo assuefatti a tutto: di recente, mi è capitato di vedere la pubblicità di una nuova auto a metà tra un SUV e una station wagon, con un uomo che ci racconta la sua giornata che si svolge mentre va a prendere il figlio della sua compagna, poi quello che ha avuto dalla moglie, poi la bambina nata da questa seconda unione .. e … (poi ho perso il conto!) mi sono soffermato a pensarci su e mi è tornato in mente leggendo Oscèa!

La cosa strana è che quest’uomo ha un’aria felice e soddisfatta (forse è per la macchina nuova …perché per il resto non c’è molto da divertirsi).

A volte basta poco per farci riflettere, soprattutto se ci si accorge che circa tremila anni fa, un profeta, Oscèa,  noto per essere il profeta dell’amore e della famiglia, raccontava le sue disavventure familiari (e non aveva una station wagon!) elevandole, però, al rango di insegnamento per tutti e a dimostrazione che un uomo può accogliere e amare una donna anche se lo tradisce, così come D-o ama il suo popolo trasgressivo, al di là di ogni limite.

Ma come si intuiscono dalla Parashà e dall’Haftarà di Vajetzè le difficoltà di queste “famiglie” che oggi definiamo “famiglie allargate”?

Nella Parashà si narra di tutte le unioni di Jaakòv, le sue due mogli, le sue concubine (Zilpà, ancella di Lea e Bilah, ancella di Rachèl) e le vicende che porteranno poi alla nascita del popolo d’Israele: ma che nascita travagliata è il caso di dire!

In questa famiglia, che è già da sola la prima tribù, vediamo accadere di tutto: la rivalità tra sorelle, l’acquiescenza delle concubine, una in particolare (Bilah) che cede alle lusinghe di Reuvèn, il primogenito che profana il letto di suo padre … e poi le rivalità tra fratellastri, che porteranno alla vendita di Giuseppe.

Reuvèn è forse il primo emblema dell’indole di Efraim, di cui Oscèa parla nell’odierna Haftarà, dimostrando che le negatività dei progenitori si trasferiscono nei discendenti molto più delle virtù positive.

Reuvèn ama sua madre Lea di un amore molto particolare e, da ciò che si legge, non sopporta che suo padre non la ami come ama sua zia Rachèl.

Le due sorelle si combattono a suon di figli ed ogni volta che il loro corpo si ferma e non dà frutti vanno in depressione!

Così accade che Lea, dopo aver già procreato quattro figli (più quelli nati da Zilpà) si ferma, mentre Rachèl comincia a “procreare”, così come ha fatto già la sua ancella Bilah, donata a Jaakòv perché contrasti la fertilità di Lea: questo è un bell’esempio di “famiglia allargata”!

Reuvèn, che va fuori nei campi trova delle mandragole (pianta nota per le sue virtù afrodisiache – ricordiamo che anche il Machiavelli intitola una delle sue rare commedie sugli intrecci amorosi “la mandragola”) e la porta a sua madre perché riprenda la sua fertilità!

Contemporaneamente, non si fa scrupolo di profanare il letto di suo padre con l’ancella di sua zia: e questo fatto ha un doppio significato, perché tende a colpire insieme suo padre e Rachèl!

Jaakòv si ricorderà di questo nelle sue benedizioni di Vaichì, definendo Reuvèn uno che come l’acqua lascia solo tracce negative, mentre scorre senza lasciare altro di sé nella storia.

Sappiamo che la tribù di Reuvèn non attraverserà il Giordano (si ferma, quindi, all’acqua) e che sarà la prima tribù a scomparire dall’orizzonte della storia, inghiottita dai riti pagani dei vicini e degli Assiri, prima che dalla loro forza militare.

Oscèa ci parla, invece, di Efraim che combatte suo fratello Jeudà e ci dimostra come questo nasca da un rancore antico.

Vedremo nelle Parashòt seguenti che sarà Jeudà a salvare Josèf e molto più esplicitamente e con rischio della vita Beniamino, offrendo la sua vita in cambio di quella di quest’ultimo.

Reuvèn, il primogenito, si gira dall’altra parte in entrambe le occasioni, proprio come l’acqua che scorre senza fermarsi.

Josèf, invece, attribuisce a Jeudà tutte le colpe di quanto gli accade, proprio perché ritiene suo fratello Reuvèn un incapace.

È ovvio, sembra dire Oscèa, che i discendenti di Efraim, secondogenito di Josèf, riprendano questo astio e lo trasferiscano sui discendenti di Jeudà.

La tribù di Efraim è la più numerosa, la più turbolenta, è sempre la prima a organizzare rivolte o secessioni ed infatti trascina nove tribù fuori dal Regno di Jeudà per fondare il Regno d’Israele, con capitale Samarìa.

Non si fa scrupolo di allearsi coi Cananei e poi con gli Assiri con l’intento manifesto di distruggere Gerusalemme.

Ma, come dice Oscèa, tutto nasce dagli odii tra fratelli, repressi finché c’è un patriarca o un Moscè a vegliare e che poi esplodono violentemente anche a distanza di generazioni.

Questo dovrebbe costituire un ammonimento anche per noi moderni, che troviamo normali matrimoni, divorzi, unioni di fatto, cui può seguire la nascita di figli, che possono trovarsi a vivere vite non semplici, come a volte si vuol far credere.

Sappiamo che oggigiorno mettere su casa è dura per motivi economici soprattutto, ma anche perché spesso non si è posti in grado di valutare le conseguenze di una decisione che dovrebbe essere presa per la vita.

Non è facile giudicare, né questo è l’intento, perché come dice Pietro Metastasio “se a ciascun l’interno affanno si leggesse in fronte scritto, quanti a noi che invidia fanno, ci farebbero pietà!”; è un fatto, però, che molto spesso, i figli vengono abbandonati a se stessi o ai videogiochi o alla tivù, che sostituisce gli insegnamenti positivi con modelli diversi e molto spesso assai negativi.

Non è la generale condizione, ma nella nostra epoca, la poesia è sempre più rara ed Oscèa ce lo ricorda, con molta partecipazione personale – viste le sue vicende familiari – senza dare giudizi pesanti, anzi, il suo auspicio è che questi attriti abbiano prima o poi una fine!

Certo, il quadro non è confortante, ma cerchiamo almeno di vedere che non c’è niente di nuovo sotto il sole e che dovremmo pensare un po’ di più che i nostri padri hanno già passato dei “guai” nei quali noi tendiamo spesso ad infilarci con un’autostima che non ha alcun motivo di essere!

*     *     *

Marco Del Monte

 

 

Web site  created  by effepi . Tutti i diritti sono riservati. Questo NON e' un sito creative commons , e NON ha alcun finalità di lucro e non e' agganciato ad alcuna forma commerciale di vendita di beni o di servizi di alcun genere, ovvero  di intermediazioni per la vendita di beni o servizi, o  di vendita o di spazi pubblicitari  , ivi compresa quella assimilabile, come la donazione , pertanto ogni autorizzazione o deroga alla riproduzione deve essere preventivamente richiesta. In modo particolarmente specifico, da parte di siti che hanno finalità di lucro od ad esse riconducibili anche attraverso gli sponsor ,la pubblicità e le donazioni.

NOTE LEGALI: Questo sito è conforme alla nuova legge sull'editoria (L. n. 62 del 7 marzo 2001) in quanto non è una testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità del materiale ,essendo  ANCHE una raccolta di articoli riprodotti da altre fonti, link e da altri siti e/o ricevuto da volontarie libere e gratuite collaborazioni (ed in oltre non ha scopo di lucro , e nessuna altra assimilabile forma commerciale Il suo STATUS  è regolato nella barra avvisi .E' vietata, con qualsiasi mezzo, la riproduzione delle rubriche senza il nostro consenso scritto (VEDERE NOTE LEGALI) ulteriori note legali sono state trasferite in old menu