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Gilgul (reincarnazione)

Ibur (impregnazione)
Dibbuk (Possessione)
Lo Zimzum
QADMON ADAM  

 

Gilgul (reincarnazione)                    Torna SU 

    

 

 

Gilgul è il termine ebraico per “trasmigrazione delle anime”, “reincarnazione” o “metempsicosi”. Alcuni studiosi interpretano le parole di Giuseppe Flavio in Antichità giudaiche 18:1,3 e in Guerre giudaiche 2:8,14 “...Sui corpi santi meritati dei giusti, secondo le convinzioni dei Farisei...”, come un'indicazione della dottrina della metempsicosi e non della resurrezione dei morti, come ritiene la maggioranza.
Anan B. David, il fondatore del Karaismo, sostenne questa dottrina, e in alcune delle sue affermazioni ci sono un’eco e una continuazione delle antiche tradizioni. La dottrina della trasmigrazione è da sempre prevalsa presso alcune sette gnostiche e specialmente tra i Manichei, e venne sostenuta in parecchi ambienti della Chiesa Cristiana (Anche da Origene). E’ possibile che questa dottrina abbia avuto origine in certi circoli giudaici, che potrebbero averla ereditata dalle filosofie indiane.
Alcuni ebrei seguendo il movimento islamico dei Mu’tazila e attirati dai suoi principi filosofici accettarono la dottrina della trasmigrazione.

In contrasto con la cospicua opposizione dell'odierna filosofia ebraica, la trasmigrazione viene data per scontata nella Cabala fin dalla sua prima espressione letteraria. Versetti biblici (ad esempio: …Una generazione passa e viene un'altra generazione…” (Ecclesiaste 1:4), viene intesa nel senso che "la generazione che passa è la stessa quella che deve venire, molte parabole talmudiche spiegano questo verso  in termine di trasmigrazione.
Moltissimi credenti nella trasmigrazione, insegnavano che l'anima si trasferisce anche i corpi di animali.
La dottrina della reincarnazione si sviluppò in diverse direzioni e divenne una delle più importanti della Cabala, sebbene i cabalisti assumessero posizioni molto varie nei confronti e nei dettagli. Nel secolo XIII la trasmigrazione era considerata una dottrina esoterica alla quale si alludeva appena; ma nel XIV secolo apparvero molti scritti dettagliati ed espliciti sull'argomento. Nella letteratura filosofica il termine Ha’atakah “trasferimento” veniva generalmente usato per reincarnazione.
Molti versetti biblici e comandamenti vennero interpretati in termine di reincarnazione. Le prime scuole cabalistiche vedevano le leggi del macello rituale Shehitah come prova biblica della metempsicosi in armonia con la loro credenza della trasmigrazione negli animali.
Per i cabalisti il punto di partenza e la prova della reincarnazione era il comandamento del matrimonio del Levirato; il fratello del morto senza figli, sostituisce il marito morto della donna, al fine di meritare figli nella  prossima vita.
Tale credenza servirà anche come giustificazione razionale per l'apparente assenza di giustizia nel mondo e come soluzione del problema delle sofferenze dei giusti e della prosperità dei malvagi; il giusto, ad esempio, viene punito per i suoi peccati commessi in una precedente vita.
L'intero libro di Giobbe e la soluzione del mistero della sua sofferenza, fu interpretata in termini di trasmigrazione.
Moltissimi cabalisti consideravano la trasmigrazione con una legge universale, governante tutte le creature esattamente come avviene nelle credenze indiane, la vedevano connessa essenzialmente a colpe contro la procreazione e le trasgressioni sessuali. La trasmigrazione è vista come una durissima punizione per l'essere che deve subirla. Nel contempo, tuttavia, è un'espressione della misericordia del Creatore, che non getta via nessuno per sempre, offre un'occasione di riscatto anche per coloro che dovrebbero essere puniti con l'estinzione dell'anima. Mentre alcuni ponevano più particolarmente in risalto l'aspetto della giustizia nella trasmigrazione e altri quello della misericordia, il suo scopo singolare era sempre la purificazione dell'anima e la possibilità di una una nuova prova, di migliorare le proprie azioni. La morte degli infanti e uno dei modi in cui vengono punite le trasgressioni in vite  precedenti.
I cabalisti affermano che la trasmigrazione può continuare per innumerevoli generazioni. Tuttavia il giusto trasmigra indefinitamente per il bene dell'universo e non per il loro bene.
La sepoltura è una condizione per una nuova reincarnazione dell'anima, ecco quindi la ragione della necessità della sepoltura nel giorno della morte.

 

Talora può succedere che un'anima maschile entri in un corpo femminile producendo così sterilità.
L’espandersi della nozione della trasmigrazione come una punizione contribuì alla nascita della credenza della trasmigrazione negli animali e persino nelle piante e nelle sostanze inorganiche.
Un'opera anonima che commentava i comandamenti, registra molti dettagli sulla trasmigrazione delle anime umane nei corpi degli animali che in grande maggioranza erano punizioni per rapporti sessuali proibiti dalla Torah (legge).

Un'elaborazione più generale dell'intero concetto appare nelle opere di Joseph S.Shalom e dei suoi seguaci. Essi affermano che la trasmigrazione avviene in tutte le forme d’esistenza, e che anche gli angeli possono incarnarsi in un corpo composto di materia organica. Secondo questo concetto, il mondo cambia continuamente forma, gli esseri discendendo nella forma più bassa e risalgono di nuovo alla più alta.
Normalmente i cabalisti accettavano la dottrina della trasmigrazione in tutte le forme della natura e, per loro tramite, questo insegnamento divenne una diffusa credenza popolare.
Soprattutto nella Cabala lurianica, era estremamente sviluppata l'idea più antica delle nizozot ha-neshamot (scintille delle anime). Ogni anima principale è inserita nella struttura spirituale delle membra mistiche dell’Essere Supremo, parallele alle membra del corpo umano, da cui si diffondono molte scintille, ognuna delle quali può fungere da anima o da vita in un corpo umano. Le incarnazioni di tutte le scintille mirano alla ricostruzione dell'occulta Struttura Spirituale della radice dell'Anima principale.
La cabala successiva sviluppò ulteriormente l'idea dell'affinità delle anime appartenenti a una radice comune. Nei commenti cabalistici della Bibbia, molti eventi venivano spiegati mediante questa storia occulta della trasmigrazione di varie anime che ritornavano attraverso il processo di reincarnazione a situazioni simili a quelle di uno stato precedente, per rimediare ai danni causati allora.

 


 


Ibur (impregnazione)                                  Torna SU

 

Oltre a alla dottrina del Gilgul (reincarnazione), quella dell’Ibur (impregnazione), si sviluppò partire dalla seconda metà del XIII secolo. Come termine distinto da reincarnazione, significa l'entrata di un'altra anima (uno spirito buono) in un uomo, non durante la gravidanza né alla nascita, bensì durante la sua vita. In generale quest'anima addizionale dimora in un uomo solo per un periodo di tempo limitato, al fine di compiere certi atti o comandamenti.
L’Ibur l’anima di un uomo malvagio nel corpo di un altro uomo è chiamato Dibbuk nel più tardo uso popolare.

 

 


Dibbuk (Possessione)                                            Torna SU 

Nel folklore nelle credenze popolari ebraiche un spirito malefico un'anima dannata che entra in una persona vivente ne aggredisce l'anima, causa malattie mentali, parla per sua bocca e rappresenta una personalità separata e aliena, è chiamata Dibbuk (spirito maligno), talvolta nel nuovo testamento è chiamato “spirito immondo”.

L’atto di un cattivo spirito di possedere una persona è chiamato Dibbuk me-ru’ah ra’ah (assalto di uno spirito maligno), o Dibbuk min ha-hizonim (assalto demoniaco). L'atto dell'attaccamento dello spirito al corpo divenne il nome dello spirito stesso ed è l’equivalente di possessione.
Le storie sulle possessioni sono frequenti nel periodo del secondo Tempio e in quello talmudico e soprattutto nei Vangeli. All'inizio il Dibbuk era considerato un diavolo o un demone che entrava nel corpo di una persona malata. Più tardi fu aggiunta una spiegazione comune ad altri popoli, e cioè che alcuni dei Dibbukim sono gli spiriti di persone morte che non sono state sepolte e quindi sono divenuti demoni. Questa idea (comune anche tre cristiani del medioevo) si combinò con la dottrina della reincarnazione e divenne diffusa e accettata presso vasti segmenti della popolazione ebraica.
I Dibbukim venivano generalmente considerate anime che a causa dell'enormità dei loro peccati, non potevano trasmigrare, e come “spiriti nudi” cercavano rifugio nei corpi di persone viventi. L'entrata di un Dibbuk in una persona era un segno che questa aveva commesso un peccato segreto che apriva la porta al Dibbuk. Una combinazione di credenze comuni nell'ambiente non ebraico e di credenze popolari ebraiche influenzate dalla Cabala forma tali concezioni.
La letteratura cabalistica contiene molti episodi e “protocolli” sull'esorcismo dei Dibbukim. Numerosi manoscritti presentano istruzioni dettagliate sul modo di esorcizzarli. Il potere di scacciare era attribuito a speciali sacerdoti, a uomini pii ed eletti. Essi esorcizzavano il Dibbuk dal corpo ad esso legato, lo rimandavano all’inferno e contemporaneamente redimevano l’anima che era stata posseduta.

 

 

 

LO ZIMZUM                                                                      Torna SU 

L'unica possibilta' di definizione di questo e' l'affermazione rabbinica. D-o e'il luogo del mondo, ma il mondo non e' il suo luogo. Quindi, come si dice in matematica la Legge e' la condizione al contorno del creato.

Questo processo di ritrazione di D-o dal mondo, che diventa anche definizione del finito e' quella ch l'Askenazi Rabbi Izchak Luria zal portera' alla massima perfezione. Proprio in un infinio che si ritrae dall'universo, l'universo diventa possibile. Eppure, al centro di questo nulla che chiamiamo universo un atomo di luce infinta permane: l'animo umano o l'animo di Yisrael, se vogliamo.Ed e' questo filtrare fra l'infinito estraneo al mondo e la luce interna che rende possibile infiniti mondi, come le luci in una camera ascintillazione. (v Chaim Vidal, l'Albero della Vita)

 

 

 

QADMON ADAM                                         Torna SU

 
(Eb.) - O Adam Kadmon. L'Uomo Divino o Celestiale, il Microcosmo. È il Logos manifestato, quello che per l'Occultismo, è il terzo Logos, o il Paradigma dell'Umanità. Adam Kadmon è l'Adamo Divino, Principale ed Universale, detto anche Adamo Archetipale, poiché è Dio in emanazione ontologica. Adam Rischin, invece, è l'Adamo Primordiale, l'Adamo edenico in manifestazione. Adam Kadmon, quale Uomo superiore e celeste, è il mediatore fra En Soph e Kether, poiché, quale macrocosmo, racchiude in sè, in principio, tutte le causazioni della Causa Prima. Come lo Adamo terrestre è abitacolo della Shekinah e del regno santo, così Adam Kadmon è abitacolo dell'Infinito, della sua somma Luce, cui sta vicinissimo e di cui è la vera immagine. Adam Kadmon ha origine nello spazio primordiale del Tzim-tzhum, quale prima configurazione della Luce divina, la più alta forma attraverso la quale En Soph comincia a manifestarsi. Si tratta di uno stadio in cui le forze poste in azione non hanno ancora assunto un'organica distribuzione e configurazione. Con la "rottura dei vasi", anche Adam Kadmon subisce il suo processo e sorge l'Adamo terreno. Dal piano ontologico esso cade sul piano edenico, e come veicolo della manifestazione del Raggio dell'Essenza, esso diventa il Tetragrammaton: lo splendore di En Soph è diventato Kether

 

 

 

 

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