Festività ebraiche

SUCCOT

 

Levitico 23, 34
Il quindicesimo giorno del settimo mese avra' luogo la festa delle capanne, durante sette giorni, in onore dell’eterno.

Deuteronomio 16, 13
Celebrerai la festa delle capanne durante sette giorni quando raccoglierai i prodotti della tua aia e del tuo torchio, e gioirai durante la festa...

Levitico 23, 36
L’ottavo giorno avrete una convocazione santa...

 

Succot

Inizia il quindicesimo giorno del settimo mese, quello di Tishri, e termina il ventiduesimo giorno di questo mese con la festa di Shemini atseret/simkhat Torah. Succot e' la festa agricola dell’autunno. Nella Torah, Succot e' chiamata Hag Haassif (festa del raccolto – Esodo 23:16, 34:22). All’epoca biblica la sua importanza era tale da essere chiamata Hehag (la festa) per antonomasia (1 re 23, 42).

Succot e' il ricordo di un importante evento storico, il cammino dei nostri avi nel deserto verso la terra di Israele. La Torah identifica la Succah (capanna) con le dimore temporanee degli israeliti durante questo viaggio nel deserto (Levitico 23, 42) da cui il nome di Succot: Hag haSuccot (festa delle capanne).

Piu' delle altre feste di pellegrinaggio, Succot ha conservato un carattere agricolo ed e' chiamata Hag Haassif (festa del raccolto). L’attenzione posta sul raccolto e l’abbondanza portano un cambiamento radicale e benvenuto dopo l’austerita' delle solenni feste di Rosh Hashanah e di Yom Kippur.

Tutte le feste di pellegrinaggio sono dei momenti di gioia, ma l’atmosfera di questa festa e' particolarmente lieta. La gioia e' un elemento essenziale legato a Succot (Levitico 23:40 e Deuteronomio 16:14), per questo Succot e' chiamata Zeman simhatenu (momento della nostra gioia). Ma anche nel momento della gioia, la struttura temporanea e fragile della Succah ci ricorda la fragilita' della vita.

Il Lulav e l’Etrog (cedro) ci ricordano che dipendiamo da D-o per il nostro nutrimento. Vivendo in un universo urbano, talora dimentichiamo che il nostro mondo produce grazie alla benedizione divina e al nostro lavoro. A Succot i nostri pensieri si chinano verso le bellezze del mondo e verso D-o che e' il vero proprietario della terra e dei suoi prodotti, e prendiamo coscienza che noi siamo i responsabili del nostro ambiente e dell’uso dei beni terreni.

L’ottavo giorno, Shemini Atseret (ottavo giorno di chiusura), e' la conclusione di Succot ma e' anche una festa indipendente, come e' detto: l’ottavo giorno avrete una convocazione santa... Non farete nessun lavoro servile (Levitico 23:36). Il Talmud considera Shemini Atseret con una festa in se stessa durante la quale il rituale di Succot (stare sotto la Succah, agitare il Lulav) non viene piu' svolto (B. Succah 47b-48a). Nel Kiddush, questo giorno e' ricordato come le altre feste di pellegrinaggio. Siccome seguiamo il calendario della Torah e non raddoppiamo i giorni di festa (come accade in Israele), non abbiamo il nono giorno di festa e celebriamo quindi Simkhat Torah (gioia della Torah) lo stesso giorno di Shemini Atseret.

Shemini Atseret/Simkhat Torah e' il giorno in cui leggiamo gli ultimi versetti del Deuteronomio, seguiti immediatamente dalla lettura dei primi versetti della Genesi. Tutti i Sefarim (rotoli della Torah) vengono estratti dall’arca e portati in processione in sinagoga. La celebrazione e' improntata a grande gioia perche' realizziamo che ci e' stato dato il tempo per terminare la lettura della Torah e per iniziarla nuovamente.

 

Succot  PRECETTI

 

 1 Festeggiare Succot
É una Mitzvah celebrare Succot per sette giorni a partire dal 15 toshri e concludere il 22 Tishri (l’ottavo giorno) con la festa di shemini atseret/simkhat Torah, come e' detto nella Torah: il quindicesimo giorno del settimo mese avra' luogo la festa delle capanne, che dura sette giorni in onore dell’eterno. Il primo giorno, convocazione santa, non compirete nessun lavoro servile... L’ottavo giorno avrete ancora una convocazione santa. È una festa di chiusura, non compirete nessun lavoro servile (Levitico 23, 34-36).

 2 Rallegrarsi
É una Mitzvah gioire a Succot come insegna la Torah: gioirai durante la festa... Perche' l’eterno tuo D-o ti benedira' in tutti i tuoi raccolti, in tutti i lavori delle tue mani, e potrai abbandonarti alla gioia (Deuteronomio 16, 14-15).

Se la gioia e' una Mitzvah che riguarda le tre feste di pellegrinaggio, in modo particolare tocca proprio la festa di Succot.

 3 Tzedakah
Fare la Tzedakah e' una Mitzvah.

Poiche' questa festa ci invita a rallegrarci dei risultati del raccolto, dobbiamo condividere la gioia ed essere ancora piu' attenti ai bisogni degli altri.

 4 La Succah
Costruire o partecipare aslla costruzione o all’abbellimento di una Succah (capanna) e' una Mitzvah.

La Succah e' una costruzione provvisoria la cui parte superiore, il sekhakh, e' formato da rami. Il Sekhakh lascia intravedere il cielo e l’ombra proiettata a terra deve essere almeno la meta' della superficie al suolo. Le pareti possono essere fatte di rami o di altro materiale. È neecessario che vi sia una apertura della Succah verso l’esterno. La capanna viene decorata con frutti e legumi, che ricordano la fine dei lavori agricoli e il periodo in cui si riempiono i granai. La Succah deve essere decorata con gusto (B. Shabbat 133b) ed essere il piu' possibile bella.

Le regole per la costruzione della Succah sono discusse ed elaborate nei codici (M. Succah 1:1 – 2:4, Yad Hilkhot Succah 4-5, c.a. Orah Hayim 625 e segg.)

Oggi a volte e' impossibile costruire una Succah all’aperto. In questo caso e' preferibile costruirne una nei locali della comunita', affinche' questo simbolo della nostra fragilita', ricordo delle peregrinazioni dei nostri avi nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto, sia presente durante la celebrazione della festa.

Si raccomada di inziare la costruzione della Succah dalla fine del Kippur. La Succah puo' essere innalzata in un cortile, su una terrazza o un balcone. Se viviamo in tanti in un appartamento dove e' impossibile costruire una Succah, si raccomanda di partrecipare alla costruzione di una Succah, quella della comunita' o quella di amici.

 5 Il Lulav e l’Etrog/Cedro
É una Mitzvah prendere il Lulav (palma) e l’Etrog (cedro) e di recitare la benedizione appropriata: benedetto sia tu, eterno D-o nostro, re del mondo, che ci hai santificato con i tuoi comandamenti e ci hai dato la Mitzvah del Lulav.

Il Lulav e l’Etrog sono chiamati anche Arba Minim (quattro specie) che sono costituiti da l’Etrog e il Lulav con il Hadass (mirto) e la Aravah (salice piangente).

La pratica del Lulav e' basata sulla interpretazione rabbinica del Levitico 23, 40: prenderete il primo giorno del frutto dell’albero Adar (interpretato come il cedro), dei rami di palma, dei rametti dell’albero Avot (interpretato come il mirto) e dei salici dei fiumi (B. Succah 35a e 32b).

Si prende il Lulav nella mano destra e l’Etrog in quella sinistra (B. Succah 37b, vedere anche c.a. Orah hayim 651:8).

Prendendo il Lulave l’Etrog e agitandoli in tutte le direzioni (davanti, a destra, dietri, a sinistra, in alto e in basso), riconosciamo simbolicamente la sovranita' di D-o sul mondo intero e chiediamo la sua benedizione su tutta l’umanita'. R. Yohanan spiega che il Lulav e' agitato in tutte le direzioni in onore di D-o che risiede nei cieli e sulla terra (B. Succah 37b).

L’Etrog ha sempre avuto un posto particolare, essendo il mirto e il salice attaccati al ramo di palma, e' l'insieme che viene chiamato Lulav. Rappresenta ugualmente in modo simbolico l’insieme dell’umanita' sulla quale imploriamo la benedizione divina (M. Succah 3:4,8 e B. Succah 37b).

Si raccomanda di comperare un Lulav e un Etrog e di scieglierlicon cura. La palma, il salice e il mirto devono esser freschi, l’Etrog in buono stato. Sciegliendo un bel Lulav e un bel Etrog, si unisce alla bellezza della festa il compimento della Mitzvah.

 6 Stare nella Succah
Celebrare Succot nella Succah e' una Mitzvah. La Torah dice a questo proposito: dimorerete in tende per sette giorni. Durante sette giorni ogni indigeno in Israele dimorera' sotto la tenda, affinche' le vostre generazioni sappiano che ho dato delle tende come dimora ai figli di Israele, quando li ho fatti uscire dal paese d’Egitto, io l’eterno vostro D-o (Levitico 23,42-43).

La Torah parla di vivere durante sette giorni nella tenda. Quando il clima e le circostanze lo permettono, alcuni soggiornano tutta la festa nella Succah, altri vi prendono i pasti (anche un pasto simbolico) o si accontentano di recitarvi il Kiddush. Quando ci si trova nella Succah si pronuncia la seguente benedizione:

Benedetto sia tu eterno, nostro D-o, re del mondo, che ci hai santificato con i tuoi comandamenti e ci hai ingiunto di stare nella Succah.

Quando le circostanze non permettono di vivere nella Succah, ci si sforza di andare nella Succah comunitaria o in quella di amici.

 7 Hakhnassat orehim/ospitalita'
É una Mitzvah invitare le persone sole affinche' possano condividere nella gioia i momenti della festa quando esprimiamo gratitudine verso D-o e i suoi doni in nostro favore.

Accogliamo cosi' nella Succah come compagni spirituali degli ospiti di riguardo, gli Ushoizim: Abramo e Ruth, Isacco e Ritzpah, Giacobbe e Abigail, Giuseppe ed Esther, Mose' e Huldah, Aronne e Hanah, Davide e Deborah.

 8 Lettura di Kohelet
Il libro di kohelet (ecclesiaste) e' letto lo Shabbat hol hamoed Succot (Shabbat durante Succot). Come la Succah, ci ricorda la fragilita' della vita.

 9 Hol Hamoed/giorni intermedi della festa
I giorni intermedi di Succot sono chiamati Hol Hamoed Succot (giorni profani di Succot). Durante questi giorni si continua ad agitare il Lulav e a stare nella Succah. Ogni giorno puo' essere occasione di rallegrarsi e di mantenere il carattere gioioso di questa festa.

Il settimo giorno di Succot Hoshanah Rabbah era chiamato nel medio evo Yom Kippur Hakatan (piccolo giorno di Kippur). Era l’occasione, per coloro che avevano sentore di non essere stati perdonati a Kippur, di compiere una volta di piu' il rituale dell’espiazione per ricevere il perdono divino. Durante questo giorno si prendono dei rami di salice che si battono per fare cadere le foglie e segnare cosi' simbolicamente la scomparsa delle nostre colpe e dei nostri peccati.

 

 

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