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KIPPUR |
IntroduzioneLevitico 16, 29-31 Levitico 23, 27028 e 31-32 Numeri 29,7
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| Yom Kippur, il giorno del perdono o giorno dell’espiazione, e' celebrato il decimo giorno del mese di Tishri (Levitico 23,27). È il momento culminante dei dieci giorni di penitenza. È l’unica festa la cui santita' equivale a quella dello Shabbat e che, come lo Shabbat, e' chiamata nella Torah Shabbat Shabbaton (Shabbat degli Shabbat – Esodo 31:15, 35:2, Levitico 23:3, 16:31, 23:32). Tale festa invita alla riflessione, all’introspezione. La giornata e' interamente consacrata all’autovalutazione, all’autocritica, alla confessione e all’espiazione. Yom Kippur ci offre la possibilita' di modificare la nostra linea di condotta, di rivalutare i nostri ideali e di rettificare il nostro comportamento nella vita. Questo giorno deve essere affrontato con la massima onesta', soprattutto quando ci confessiamo dicendo: abbiamo peccato, abbiamo trasgredito i comandamenti e abbiamo agito con perversione. Questa formula recitata da re Salomone, abbiamo peccato, abbiamo agito male, siamo colpevoli (1 re 8 :47) fa parte del Vidduy la preghiera di confessione di Yom Kippur. La solennita' della liturgia e dei canti aumenta la gravita' di questa giornata. Dal kol Nidre' (vigilia di Kippur) fino al suono del Shoffar che segna la fine dell’ultimo uffizio (Neilah), queste ore portano alla riconciliazione con noi stessi, con gli altri e con D-o. La prima delle Mitzvot della gioranata e' il digiuno. La Torah ripete tre volte: questa sara' una legge eterna: il settimo mese, il decimo giorno del mese, mortificherete le vostre anime (Levitico 16,29 ; 23,27 ; Numeri 29,70. La tradizione interpreta mortificazione con digiuno. Grazie a questa pratica del digiuno ci separiamo dal mondo, ci liberiamo dalle sue richieste e dai suoi incitamenti per trovarci di fronte a noi stessi, alla realta' della nostra esistenza, di fronte ai nostri fallimenti come ai nostri successi, e di fronte a D-o. Questo isolamento permette di ritrovarci e di ripensare a cosa dovrebbe essere la nostra vita, le nostre relazioni con il mondo, con il nostro prossimo e con D-o. Questa giornata di astinenza ci permette di Initem et nafshotekhem (rispondere alla nostra anima) e di ritrovare la forza per volgerci verso l’avvenire (questa traduzione di Initem et nafshotekhem considera il verbo Initem come derivante dalla radice Ayn nun he nel suo senso principale di rispondere e non in quello di rendere umile). L’ebraismo pone l’accento sull’autodisciplina. Quando ci asteniamo dal cibo il giorno di Kippur, prendiamo coscienza del fatto che negli altri giorni possiamo ugualmente dominare i nostri desideri. L’ebraismo insiste sull’attenzione alla presenza dell’altro. Quando digiuniamo in questo giorno di Kippur, dobbiamo ricordarci dei milioni di persone che soffrono la fame e dei tanti giorni nei quali loro manca il cibo. L’ebraismo insiste sulla penitenza. La confessione che enunciamo con le nostre labbra non e' che un primo passo. Il digiuno che segna il nostro corpo deve farci prendere coscienza che abbiamo agita male verso noi stessi e verso gli altri. Yom Kippur e' un giorno in cui ci volgiamo verso il passato perche' il futuro sia migliore per noi, sia individualmente che collettivamente. Ma la solennita' di Yom Kippur non diminuisce la gioia profonda che caratterizza questo giorno quando la vera penitenza ci fa sentire piu' vicini a D-o, al nostro prossimo e a noi stessi, e ci porta alla riconciliazione. Al suono del Shoffar, che conclude l’uffizio di Neilah, coloro che hanno vissuto questo giorno nella sincerita' e nel raccoglimento sperano di essere iscritti e fissati nel libro della vita.
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Yom Kippur precetti 1 Osservare Yom Kippur 2 Teshuvah/pentimento Al momento in cui il periodo di autocritica, di riconciliazione e di riflessione che e' iniziato a Rosh Hashanah arriva al suo culmine, le preghiere di confessione mettono in evidenza colpe e carenze che ci allontanano da noi stessi, dagli altri e da D-o. È dopo questa presa di coscienza che Yom Kippur porta il perdono (Yoma 8:8). Attraverso la teshuvah (pentimento) torniamo verso D-o acquisiamo la sensazione che D-o torna verso di noi. Il concetto del riavvicinamento nato dal doppio movimento, quello dell’uomo verso D-o e quello di D-o verso l’uomo, e' tratto dal profeta Malachia: tornate verso di me io tornero' verso di voi, dice l’eterno Sebaot (3:7). 3 La riconciliazione Durante i dieci giorni di penitenza, la persona che ha commesso un atto negativo nei confronti di qualcuno, deve prendere contatto con questo qualcuno per riparare la colpa e per riconciliarsi con lui. La cena prima del kol nidre' diventa cosi' il momento giusto per cercare la riconciliazione con i propri parenti e gli amici riuniti attorno al tavolo. Non bisogna entrare in questo giorno sacro di riconciliazione con D-o senza aver fatto ogni sforzo per riconciliarci con gli altri. 4 Tzedakah/ atto di aiuto reciproco L’usanza di compiere la Tzedakah prima di Yom Kippur e' chiamata Kapparah (espiazione), perche' questo geste serve implicitamente di espiazione per le colpe che abbiamo commesso. La Kapparah si basa sull’antico rito del capro espiatorio (Levitico 16:5-22). Si e' estesa la pratica di acquistare una gallina per una donna o una ragazza e un gallo per un uomo o un ragazzo, di farli girare sopra il capo dell’interessato pronunciando la seguente formula: ecco il mio sostituto, la mia offerta e la mia espiazione. Questo/a gallo/ina sara' messo/a a morte e io beneficiero' di una lunga e piacevole vita. Poi l’animale viene ucciso e donato ai poveri. Molti rabbini si sono opposti a questa usanza ancora praticata da alcuni. Oggi si invita ognuno a fare un dono in favore degli indigenti. Anche se l’antica pratica non e' piu' in vigore, esiste una evidente relazione tra Tzedakah ed espiazione. Venire in aiuto a chi e' meno favorito e' un gesto che puo' permetterci di prendere meglio coscienza delle nostre manchevolezze nei confronti degli altri. Per questo, prima che inizi Yom Kippur, si devono compiere atti di Tzedakah per coprire i bisogni spirituali o materiali, personali o comunitari. 5 Il pasto della vigilia di Yom Kippur Aggiungere un tempo supplementare per la celebrazione di una festa non fa che aggiungere santita' a questa giornata (B. Yoma 81a). Per questo prima del Kol Nidre e' usanza concludere la cena un’ora prima dell’inizio del digiuno, che dura 25 ore. Poiche' Yom Kippur e' un giorno di digiuno e che il vino non vi puo' essere consumato, e che la cena si fa prima dell’inizio del giorno del perdono, in occasione del Seudat Mafseket non viene detto il Kiddush. 6 Accendere le candele di Yom Kippur L’accensione avviene dopo la cena prima di andare in sinagoga (c.a., Orah Hayim 610:1-3). Contrariamente allo Shabbat e agli altri giorni di festa, le candele vengono accese dopo il pasto, perche' l’accensione segna l’inizio formale di Yom Kippur e quindi l’inizio del digiuno. Per questo, in alcune comunita', l’uffizio di kol nidre e' preceduto dalla accensione dei lumi di Kippur. Prima dell’accensione delle candele della festa, e' d’uso accendere un lume in ricordo dei defunti. Per onorare la memoria di tutti puo' essere usata una sola candela. 7 Benedizione dei bambini 8 Digiunare La Mishanah (Yoma 8:1) interpreta voi mortificherete le vostre anime (Levitico 23:27) come astenersi da ogni cibo (e ogni bevanda), da ogni relazione sessuale, non lavarsi, non profumarsi, ne' portare scarpe confortevoli (all’epoca questo comprendeva le scarpe in cuoio). Il digiuno esige l’autodisciplina ed e' uno sforzo intrapreso per controllarsi per concentrarsi sull’aspetto spirituale della propria esistenza. Negando simbolicamente i bisogni vitali essenziali che l’uomo ha in comune con gli animali, ci concentriamo sugli aspetti della natura umana che ci avvicinano a D-o, nostro creatore. I bambini che non hanno l’eta' del Bar/Bat Mitzvah sono incoraggiati a digiunare per qualche ora e, ogni anno, ad aumentare le ore di digiuno fino al bar/bat Mitzvah. Allora viene loro chiesto di digiunare per tutto Yom Kippur (M. Yoma 8:4 e B. Yoma 82a). Gli ammalati e le donne incinte devono chiedere il parere del medico e possono essere dispensati dal digiuno. La Mishnah (Yoma 8:5-6) e il Talmud (ibid. 82a...) Danno esempi di persone che sono autorizzate a rompere il digiuno o che non devono digiunare. Il principio fondamentale e' che in caso di pericolo la proibizione e' tolta. Questo si applica prima di tutto allo Shabbat ed e' stato esteso a Yom Kippur, chiamato Shabbat Shabbaton (Shabbat degli Shabbat – B. Yoma84b). Questo principio si applica alle altre feste e a ogni Mitzvah negativa (cioe' a ogni divieto). 9 L’uffizio comunitario Come membri del popolo di Israele, abbiamo una responsabilita' individuale e collettiva. Partecipare agli uffizi e' uno dei nostri doveri di fronte alla comunita'. Ma la nostra responsabilita' va oltre la partecipazione agli uffizi di Yom Kippur. Yom Kippur ci coinvolge nel cerchio comunitario, riaffermando i legami con gli altri e con i valori storici e religiosi che ci stanno a cuore. Se la malattia impedisce a qualcuno di assistere agli uffizi comunitari, le preghiere di Yom Kippur possono essere recitate a casa. 10 Uffizio di commemorazione: Yzkor Yzkor e' il nome della preghiera durante la quale si ricordano i defunti. Tale preghiera fu introdotta nelle sinagoghe aschenazite ai tempi delle crociate quando delle comunita' intere furono decimate. Le comunita' sopravvissute perpetuarono cosi' il ricordo di coloro che non avevano piu' discendenti per poterlo fare. Oggi, dopo la shoah, questa preghiera assume un significato in piu'. Viene recitata a Yom Kippur, l’ultimo giorno di Pessah, a Shavuot e a Shemini Atseret. Tutti possono assistere all’Yzkor, anche se uno dei genitori e' vivo, dato che l’uffizio di commemorazione e' anche un ricordo dei martiri del nostro popolo. 11 Non lavorare Le restrizioni che si applicano allo Shabbat si applicano anche a Yom Kippur. 12 La Havdalah 13 Cominciare a costruire la Succah 14 Rompere il digiuno
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